Dieci incipit che hanno cambiato la storia del giornalismo (dal 1963 al 1979)

Accademia di Brera
Gianpaolo Pansa, “Io, testimone da un paese che non esiste più”, La Stampa, 9/10/1963

“Scrivo da un paese che non esiste più”. Articolo completo consultabile qui.

Virgilio Lilli, “Teleluna”, Corriere della Sera, 21/7/1969

“La voce dell’astronauta ha un suono un poco opaco, perfino un poco rauco, come di una persona che parli sognando; ha, dico, un tono per qualche verso notturno, remoto, incantato, sia pure vivo e reale, appunto come sono vive e reali le voci di chi dormendo profferisce parole”. Articolo completo non presente sul web.

Antonio Pecorini, “Quella sera in questura”, Espresso, 28/12/1969

“C’era un morto nella strage di piazza Fontana di cui tutti sembrano essersi dimenticati: Giuseppe Pinelli, per l’anagrafe ferroviere, per la polizia anarchico individualista”. Articolo completo consultabile qui.

Indro Montanelli, “Arnoldo Mondadori”, Corriere della Sera, 9/6/1971

“Nello spazio d’un anno l’editoria italiana ha perso i suoi due protagonisti più grandi e prestigiosi: ieri Angelo Rizzoli, oggi Arnoldo Mondadori. Non si amavano. Ma Mondadori pianse sul feretro di Rizzoli, come avrebbe pianto Rizzoli su quello di Mondadori”. Articolo completo non presente sul web.

Oriana_Fallaci_2Oriana Fallaci, “Kissinger rivela”, Espresso, 16/11/1972

“Quest’uomo troppo famoso, troppo importante, troppo fortunato, che chiamano Superman, Superstar, Superkraut, e imbastisce alleanze paradossali, raggiunge accordi impossibili, tiene il mondo col fiato sospeso come se il mondo fosse la sua scolaresca di Harvard”. Articolo completo consultabile qui.

Giovanni Arpino, “Alì è tornato invincibile”, La Stampa, 1/11/1974

“Ha vinto la ‘negritudine’, ha vinto il criterio dello spettacolo, ha vinto Alì. E la grande Madre Africa ha divorato Foreman facendogli interpretare il ruolo dell’agnello sacrificale”. Articolo completo non presente sul web.

Pier PasoliniPier Paolo Pasolini, “Io so”, Corriere della Sera, 14/11/1974

“Io so”. Articolo completo consultabile qui.

Gianni Brera, “Lamento per Riva”, Il Giorno, 3/2/1976

“Benché da tempo lo considerassi perduto per le mie emozioni di critico sportivo, la notizia del grave incidente occorso a Luigi Riva mi è discesa nell’anima a tradimento, come un’amara colata di assenzio”. Articolo completo consultabile qui.

Dacia Maraini, “Perché la donna oggi si ribella”, Corriere della Sera, 10/6/1978

“Se io facessi un discorso di questo genere: ‘Oh gli operai, ma cosa hanno tanto da protestare? Io conosco un operaio, un bel ragazzo biondo con gli occhi azzurri, pieno di fierezza e di coraggio, che lavora le sue otto ore al giorno senza tanto lamentarsi, ha la Seicento, si veste con una certa eleganza, va al cinema quando vuole, d’estate si prende una vacanza al mare. È felice, Ne conosco un altro che fa il meccanico, è bello, giovane, pieno di sangue, lavora sì parecchio, ma poi la domenica mette su un paio di jeans, una camicia a fiori e se ne va alla partita portandosi dietro la radio a transistor e il mangiadischi. Ha perfino la Honda. È vero che per averla ha dovuto fare qualche marchetta. Ma mica poi tanto. E non ha perso niente della sua virilità, della sua fierezza, del suo buonumore. Ecci qui gli operai che conosco io, moderni, indipendenti, niente lagne, niente pose, niente romanticherie. Soprattutto non hanno il complesso dello sfruttato. Vivono bene, sono seri, sanno ridere, sanno divertirsi, sanno anche lavorare, ma senza piagnucolare. Se poi fanno un poco le puttane, ciò li rende più attraenti. E invece gli altri, quelli che brontolano, che protestano, che si riuniscono, che fanno eternamente le vittime. Che noia!’ Se io facessi un discorso così, tutti direbbero che sono una qualunquista della più bell’acqua, direbbero che vedo i problemi sociali in termini personali. Poi certamente mi accuserebbero di fare un ragionamento tipicamente ‘femminile’, cioè irrazionale e particolaristico”. Articolo completo non presente sul web.

Giorgio Bocca, “Padova, la rabbia e la spranga”, Repubblica, 23/3/1979

“‘Roberto libero’ scritto in azzurro dagli autonomi e sotto, ‘merda’ scritto in nero, dai fascisti. Finisce così, Hegel deve essere passato per Padova, la dialettica, almeno è conosciuta a questi muri”. Articolo completo consultabile qui.

La foto di copertina è di Telelombardia.

Andrea Donna
@AndreaDonna

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