Innovazione sociale: la “Smart City” per uno sviluppo sostenibile

Si sente sempre più spesso parlare di “smart city”, intesa come città intelligente. Questo termine, che vede nelle esperienze del Nord Europa i casi più interessanti  (tra i più celebri, il quartiere Vauban di Friburgo), è molto usato e spesso abusato da parte di funzionari e politici che, il più delle volte con dichiarazioni demagogiche, ostentano ipocrite politiche di investimento sul territorio (una nuova fermata della metropolitana, un tratto di pista ciclo-pedonale) per attirare consenso, creando solamente confusione e incomprensione verso le tematiche dello sviluppo sostenibile. Tuttavia, anche chi usa questo termine in buona fede, spesso non comprende precisamente di che cosa si tratta; infatti non esiste una definizione “da dizionario” di smart city.

Dunque che cosa significa smart city? Che cos’è un’area metropolitana “smart”?

Partiamo da quanto detto ed emerso dal dibattito svoltosi Sabato 29 Giugno, in occasione della terza giornata di festa dell’ Associazione Willy Brandt, dal titolo Innovazione sociale: la Smart City per uno sviluppo sostenibile.

Come illustrato da Patrizia Lombardi, direttore DIST del Politecnico di Torino, e da Enzo Lavolta, Assessore all’innovazione della Città di Torino, il concetto di smart city non si fonda solamente sull’ICT (Information and communications technology), che anzi è il mezzo per perseguire concretamente l’obiettivo di uno sviluppo sostenibile delle nostre aree metropolitane.

Tramite l’utilizzo della tecnologia per l’informazione e la comunicazione, sempre più avanzata e capace di mettersi a servizio degli usi più diversi, è infatti possibile aumentare la capacità di gestire in modo più virtuoso ed efficace i servizi presenti sul territorio, di sviluppare “incubatori di imprese” con l’obiettivo di attirare aziende e funzioni ad alto valore aggiunto, di attuare politiche di mobilità sostenibile efficiente e di favorire soluzioni urbanistiche e architettoniche più attente all’energy saving, alla riduzione del soil sealing, alla tutela dell’ambiente e del paesaggio. Tutto questo però non basta.

È necessario che ciascuno di noi, parte integrante dell’intero ecosistema naturale, prenda coscienza delle conseguenze (sia positive che negative) delle proprie azioni e diminuisca la propria impronta ecologica[1], prendendo parte attivamente a tutte le forme di partecipazione messe in campo dagli amministratori. Ecco qui emergere il concetto di innovazione sociale, perno dello sviluppo sostenibile e quindi della smart city.

Nel dibattito attuale  spesso c’è disaccordo su come procedere per uscire dalla crisi economica, ma non c’è disaccordo sul fatto che il colpo di reni necessario allo sviluppo possa ricevere proprio dalla città una spinta decisiva: ecco perché si parla di smart city o, meglio, di smart cities. È necessario ripartire dai luoghi, intesi come territori sui quali sviluppare una “rete di reti”, formata dai beni culturali, dai valori ambientali e paesaggistici, dal mondo della libera professione, dalle aziende, dall’associazionismo, dai servizi alla cittadinanza, dalla gestione dei trasporti pubblici alla rete della mobilità privata, ecc.

Tutti questi ambiti, se messi a sistema con l’utilizzo dell’ICT, rendono possibile un uso più virtuoso, dunque più efficace ed efficiente delle risorse (di ogni tipo) presenti sul territorio, generando un immenso valore aggiunto e promuovendo quindi uno sviluppo sostenibile.

Ma di cosa necessità una città o, meglio, un’area metropolitana, per essere “smart”? Come prima cosa, efficaci politiche di sviluppo esigono dati  costantemente aggiornati, al fine di monitorare le dinamiche in atto sul territorio e delineare azioni che scaturiscono da valutazioni oggettive dello stato di fatto del contesto urbano.

Al centro della sfida per realizzare un’area metropolitana “smart” vi è dunque la costruzione di un nuovo genere di bene comune, una grande infrastruttura tecnologica ed immateriale che faccia dialogare persone ed oggetti, servizi e infrastrutture, integrando informazioni e generando intelligenza, producendo inclusione e migliorando il nostro vivere quotidiano. Si tratta di un modello di collettività molto più cooperativa che in passato, e per questo più “abile”, cioè in grado di perseguire soluzioni più efficienti, più adeguate e inclusive, favorendo la genesi di un milieu locale più competitivo, nell’ottica di uno sviluppo sostenibile. La sostenibilità è dunque l’unica declinazione possibile che si deve dare al concetto di sviluppo[2].

Partiamo da un dato di fatto: in una valutazione del 2010 l’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA) ha riportato che circa il 75% delle popolazione europea vive attualmente in aree urbane (conurbazioni), con un incremento atteso fino all’80% circa entro il 2020. Gli agglomerati urbani, inoltre, sono responsabili del 75% del consumo di energia mondiale e producono circa l’80% delle emissioni di CO₂. Ecco perché è di assoluta priorità rilanciare l’importanza di uno sviluppo sostenibile, da perseguire attuando efficaci politiche di pianificazione territoriale ed urbanistica, soprattutto in questa fase storica, in cui le aree urbane sono chiamate a rispettare direttive e a far fronte a responsabilità sempre maggiori, nonostante le risorse economiche siano in costante diminuzione.

Negli ultimi anni il paradigma della città smart city è entrato con forza nell’agenda di molti comuni italiani grazie alla possibilità di aggiudicarsi fondi europei volti a finanziare azioni di innovazione tecnologica, miglioramento energetico, valorizzazione ambientale e potenziamento delle politiche di partecipazione nei processi decisionali.

Pagare la metro con le bottiglie di plastica, a Pechino è possibile.

E se a Pechino è entrata in funzione la prima linea della metropolitana i cui biglietti si possono acquistare “pagando” con bottigliette di plastica, anche nel nostro Paese trovano spazio alcuni casi in cui sono state adottate soluzioni intelligenti per una sviluppo sostenibile, partendo proprio dalla mobilità[3]. Tuttavia si tratta solo di azioni isolate.

Come promuovere uno sviluppo intelligente?

È necessario dare un impulso diffuso all’implementazione di buone pratiche e progetti volti ad uno sviluppo intelligente dei nostri territori, partendo proprio dai contesti urbani. Ed è proprio grazie a meeting di rilevanza nazionale quali lo “SmartCityExhibition 2013”, che si terrà a Bologna nel mese di Ottobre, che è possibile trasmettere l’importanza di concetti quali comunicazione, partecipazione e qualità per lo sviluppo delle città “intelligenti”.

Dovrebbero perciò essere messe in campo politiche di pianificazione territoriale volte alla diffusione di una mobilità sostenibile, organizzando a livello intercomunale o di area metropolitana la rete dei trasporti pubblici, dei servizi alla cittadinanza, della viabilità ciclopedonale, degli spazi pubblici, dei siti di importanza storico-culturale e paesaggistico-ambientale, in modo tale da mettere a sistema le potenzialità endogene di ciascun ambito territoriale ed eliminando definitivamente la “competizione fiscale” tra comuni contermini che favorisce politiche che seguono le logiche di mercato rispetto a quelle del buon governo del territorio.

Come è ben noto, l’uomo è più attento agli aspetti economici che a quelli ambientali, quindi è necessario attuare un sistema di premialità volto a ricompensare gli enti pubblici e privati e i cittadini che hanno investito risorse in tecnologie sostenibili. A tal proposito sono vitali tutti quei finanziamenti che incoraggiano sia la produzione che l’acquisto di tecnologie e mezzi utili a diminuire l’impatto ambientale, nonché l’attuazione di politiche disincentivanti quali road pricing, parking pricing, pedaggi, tasse sui carburanti, misure fiscali sull’acquisto, il possesso e l’uso del veicolo, se sostenute da ingenti investimenti nel settore dei trasporti pubblici al fine di integrarlo con la rete dei servizi, della logistica, del commercio e con le aree residenziali.

Infine, dato il dibattito considerevole che si sta svolgendo nelle ultime settimane da “destra” a “sinistra” sulla rimodulazione dell’IMU, è doveroso precisare che anche questa imposta può favorire lo sviluppo “smart”. L’IMU potrebbe infatti facilmente incoraggiare costruttori e acquirenti a realizzare e richiedere alloggi ad alta efficienza energetica introducendo un meccanismo di riduzione della tassa in relazione alle prestazioni energetiche.

Perseguendo questi obiettivi si renderebbe più attraente la vita in città, più accessibili i luoghi di lavoro, più elevata la qualità della vita e più notevoli i vantaggi lavorativi nei contesti metropolitani, aumentandone l’attrattività a livello internazionale, fattore essenziale per far si che le nostre città siano sempre più competitive, sempre più sostenibili, sempre più “smart”.

Davide Giancola

@twitTagli


[1] Come riportato da WWF, Living Planet Report 2010, nel 2007 l’impronta dell’umanità ammontava a 18 miliardi di gha (ettari globali). La biocapacità della Terra era solamente di 11,9 miliardi di gha, ciò implica che il superamento dei limiti ecologici è stato del 50% e che l’umanità ha utilizzato l’equivalente di un pianeta e mezzo per sostenere la propria esistenza. L’ettaro globale (gha) equivale alla biocapacità media delle superfici acquatiche e terrestri, ecologicamente produttive in un dato anno. Per biocapacità  si intende la capacita degli ecosistemi di produrre materia biologica utile e di assorbire rifiuti generati dall’uomo, usando le pratiche agricole dominanti e la tecnologia prevalente.

[2] Uno sviluppo che garantisce il soddisfacimento dei bisogni delle generazioni attuali senza compromettere la possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare i propri.

[3] Poche settimane fa è stato presentato il bando per il Progetto del CNR in accordo con Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI), “Energia da Fonti Rinnovabili e ICT per la Sostenibilità Energetica”. Il progetto si basa sull’uso diffuso di fonti energetiche rinnovabili (e delle relative tecnologie per l’accumulo e la gestione dell’energia) e sull’utilizzo estensivo di tecnologie ICT per la gestione avanzata dei flussi energetici e rendere i servizi della città energeticamente efficienti adattandoli alla domanda (favorendo quindi il risparmio energetico e l’uso razionale dell’energia) e alla disponibilità di energia da fonti rinnovabili, anche con il coinvolgimento consapevole dei cittadini.

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2 risposte a “Innovazione sociale: la “Smart City” per uno sviluppo sostenibile

  1. Pingback: Innovazione sociale: la via proposta dalle Smart Cities | BIT Budrio in Transizione·

  2. la smart city potrebbe essere la soluzione per il cambiamento e per motivare le comunità sociali a credere che l’agire è anche la loro arma. un progetto sostenibile con l’ausilio delle nuove tecnologie,. lo stato e le imprese, in uno scenario dove tutti si impegnano ad agire per il bene sociale. vi consiglio vivamente la lettura di Societing reloaded, testo che cerca di chiarire e dare una visione sui cambiamenti in corso e cosa fare per attuare una nuova forma di “rivoluzione”, si deve iniziare a concepire che ogni azione ha una ricaduta sia individuale che sociale, quindi si deve fare societing 🙂

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