Manifesto

“Le grandi idee arrivano nel mondo con la dolcezza delle colombe. Forse, se ascoltiamo bene, udiremo, tra il frastuono degli imperi e delle nazioni, un debole frullìo d’ali, il dolce fremito della vita e della speranza”.

Albert Camus

Le idee sono il nostro motore. Non solo le nostre: le idee univoche e ripetute sono poca cosa, si riducono ad un parlarsi addosso di nessuna importanza.

Le idee devono cozzare, combattersi, fondersi, spaccarsi, modificarsi, integrarsi, confrontarsi, svilupparsi, rinsaldarsi e solo alla fine affermarsi, e diventare dato pacifico di civiltà.

Questa piattaforma nasce in funzione delle idee: il sogno che abbiamo posto come obiettivo è che siano molte, siano diverse e provengano da contesti di valori diversi. Ecco perché Tagli non è il sito internet di un soggetto singolo, ma nasce dalla volontà di quattro persone con un retroterra ed una crescita culturale necessariamente diversi, per integrarsi con i contributi di più persone possibile.

Per questo il primo principio di Tagli è molto semplice come formulazione e molto difficile come meta: chiunque è invitato a scrivere, contribuire ed esporsi. Chiunque può pubblicare. Chiunque può venire nel nostro giardino e sostenere la sua idea.

Per farlo, basta prendere contatti con la redazione: essa, nei limiti della legge, dell’educazione e della civiltà, si impegna formalmente a dare spazio a tutti.

Il secondo principio, ambizioso almeno quanto il primo, è l’onestà intellettuale. Essere sinceri, con noi stessi ancora prima che con i lettori. Avere l’immenso coraggio che richiede sbagliare.

Corollario di questo secondo intendimento è la trasparenza. Nella sezione “Chi siamo” verranno presentati tutti coloro che su questo strumento prenderanno la parola. Nessun papiro: poche righe per capire (tra il serio e il leggero) chi è la persona che – attraverso una pagina web – sta parlando.

Nessuno qui ha pretese di verità oggettiva: saremmo degli stupidi. Il sito si chiama Tagli perché nel 2012 a dare la notizia nuda e cruda ci pensano altre strutture: i giornali, le agenzie, persino i social network sono meglio strutturati per riportare un fatto – cosa è successo, dove, quando, perché. Qui invece troverete articoli giornalistici che “tagliano” la notizia.

La spiegano, la approfondiscono, la commentano, ne danno una chiave di lettura e si azzardano a fare parallelismi. Per provare a capire di più, o per capire meglio, o per far dire (a chi ha la curiosità di leggerci e seguirci) “toh, a questo non ci avevo pensato”.

C’è chi chiama tutto questo “cultura”. Un parolone. A noi in realtà basta meno: ci basta fornire qualche cosa di interessante da leggere, scritto con impegno e al meglio delle nostre possibilità. Di questi tempi, comunque, non ci pare poco.

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