Entrate a far parte dell’eccentrica famiglia del “Favoloso bugiardo”

Nella mia famiglia capita spesso che ci si conosca molto tardi e in certi casi mai. […] Perché ciò che le altre famiglie chiamano albero genealogico, da noi è una specie di sudoku a cui si lavora da anni, in particolare rimuovendo, e il risultato è sempre diverso.

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Se vi è piaciuto Big Fish, se amate l’arte come potenza creatrice di mondi alternativi, se avete una famiglia scombinata ma vi piace prendere le cose con un sorriso, se amate raccontare e ascoltare delle storie, se apprezzate l’ironia, allora Un favoloso bugiardo di Susann Pásztor non potrà che piacervi.

Io l’ho acquistato a maggio 2012: vagavo, lasciandomi trasportare dal caso, per il Salone del Libro di Torino e questo libricino verde ha attirato la mia attenzione. Edito da una casa editrice che non conoscevo, era esposto in uno stand dove ragazze giovani e sorridenti (ma non pressanti) presentavano e consigliavano vari libri, tutti legati a temi ebraici e alla letteratura d’Israele. Non sono una appassionata del tema e, leggendo nell’interno di copertina che il romanzo racconta di una visita famigliare ad un campo di concentramento, ho pensato “sarà bello ma tristissimo”. Ho deciso lo stesso di aprirlo, e l’incipit mi ha folgorato: tutto il contrario di quello che mi aspettavo.

Era un’assolata mattina d’autunno, nel settembre 1959, e József Molnár si accingeva a porre fine alla propria esistenza. Già la sera precedente, nella caffetteria della stazione, aveva cercato parole di congedo appropriate per le sue amanti e aveva imbucato tre lettere.

Alle sue amanti? Chi è questo buffo personaggio che prima di suicidarsi scrive non una ma tre lettere d’addio? József detto Joschi, a cui nel giro di poche pagine vi affezionerete nonostante i suoi enormi difetti, sarà il filo conduttore della avventure e delle riflessioni di sua nipote, un’adolescente dei giorni nostri che ripercorre le tappe della vita del nonno, cercando di trovare il bandolo della matassa delle sue storie e delle sue innumerevoli bugie. Joschi, infatti, ha il vizietto di non dire quasi mai la verità, ma è un bugiardo favoloso, come suggerisce il titolo, perché crea con le parole: le sue bugie sono storie, favole, spesso molto più interessanti della realtà, a cui forse fanno un servizio.

Ma quello che secondo lui era il riposo eterno, in realtà non era che un altro inizio della fine, e al posto della morte comparve l’albergatore, dato che József aveva pagato solo per due ore, troppo poco per morire, e a seguirlo uno sgarbato medico di guardia. Così il giorno dopo c’erano tre persone radunate attorno a un letto […], tre donne, che stavano ben attente a mantenere la distanza fra di loro. Due di loro non si erano mai viste prima, né si sarebbero riviste in seguito. Entrambe aspettavano un bambino. […] Piangevano tutte e tre, e ciascuna di loro aveva buoni motivi per farlo. Dopotutto la prima aveva rischiato di perdere il marito, la seconda colui che voleva sposare, la terza l’ex marito […]. Singhiozzavano per il dolore e il senso di impotenza, ma anche per l’imbarazzo, visto che al capezzale di un mancato suicida non ci si può accapigliare.

Non sembra un libro d’esordio quello della Pásztor: Un favoloso bugiardo è scritto senza esitazioni e mantiene un’incredibile leggerezza anche quando sfiora temi delicati come l’identità ebraica, la memoria dell’olocausto, i problemi della vita famigliare.

Joschi ha avuto cinque figli da cinque donne diverse, e a ciascuno di loro ha raccontato una diversa versione della sua vita. Quando, anni dopo la sua morte, i figli si riuniscono per la prima volta, ognuno ricorda un padre diverso e ben presto si rendono conto che ogni storia è piena di incongruenze. Durante il fine settimana trascorso assieme, fra risate e litigi, tutti i componenti della famiglia capiranno che Joschi era sì un padre assente, bugiardo e fedifrago, ma era anche molto di più, un inventore di storie, che non ha lasciato loro in eredità solo delle domande senza risposte.

Le pagine del romanzo della Pásztor fanno riflettere e sorridere,  hanno il prezioso dono dell’ironia e trovano rapidamente un’empatia con il lettore. Un favoloso bugiardo è una lettura che suggerisco a chiunque, per rilassarsi durante queste vacanze sempre più stressanti, per ridere anche della famiglia, dei suoi riti e delle sue piccole manie, e per ricordarci che spesso nella vita di tutti i giorni tragedia e comicità vanno a braccetto.

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La copertina dell’edizione originale del libro della Pásztor

Susann Pásztor, Un favoloso bugiardo (titolo originale: Ein fabelhafter Lügner, 2010), tradotto dal tedesco da Fabio Cremonesi, Keller editore, Rovereto, 2012, pp. 217, € 14.

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