Quando hanno eletto Hitler? L’Eredità e l'(in)utilità della Storia

L'ereditàIn questi giorni sta rimbalzando sul web un video di un’imbarazzate serie di momenti avvenuti durante la trasmissione televisiva «L’Eredità» (Rai Uno, 12 dicembre 2013). I concorrenti, interrogati sull’anno dell’elezione di Adolf Hitler alla carica di cancelliere, non hanno saputo rispondere. La domanda in sé potrebbe non apparire semplicissima, ma le opzioni proposte – 1933, 1948, 1964, 1979 – non avrebbero dovuto lasciare spazio a troppi dubbi.

La prima concorrente invece risponde 1948. Ok, può darsi che si sia confusa: durante i quiz televisivi non mancano episodi di questo genere. La mano passa pertanto al concorrente successivo e qui comincia il degenero. Il nostro risponde 1964 e il gelido stupore che mi ha attraversato è stato penetrante. A questo punto però le opzioni rimaste sono due, 1933 e 1979, e ho sperato che con la successiva mano il travaglio sarebbe finito. E invece no, la successiva concorrente afferma – con tono fermo e sicuro – 1979. Lo stesso conduttore Conti rimane allibito e senza parole, ma non finisce qui.

Carlo Conti allibito

Un allibito Carlo Conti. E come dargli torto?

Poco dopo arriva un’altra domanda di storia che stavolta riguarda l’anno dell’incontro tra il poeta Ezra Pound e Mussolini. Le opzioni proposte sono sempre 1933, 1948, 1964 e 1979. Stavolta la risposta deve essere secca, non si passa mano. La concorrente è la stessa che ha avviato la precedente serie di gaffes storiche. Si dovrebbe supporre che ora, dopo il primo imbarazzante round, la risposta sia più semplice da individuare. E invece no, la nostra colloca l’incontro a metà anni ’60 e questa volta persino il pubblico non riesce a trattenere un boato di disapprovazione. Conti sorvola ironicamente, suggerendo di farsi «un ripassino di storia».

hitler-e-mussolini

Le osservazioni che si accumulano nella mente di un laureato e dottorando in Storia sono tante. Anzitutto risulta spiazzante il fatto che a commettere questi errori grossolani siano stati concorrenti giovani, ma ancor di più lo è la loro non curanza e leggerezza nel commetterli. Ciò indica, in primo luogo, un grave problema nel collocare cronologicamente dei fatti storici di una certa importanza: i regimi di Hitler e Mussolini sono infatti due eventi capitali della storia contemporanea e vi hanno lasciato un segno profondo.

Già è spiazzante vedere che nessuno si è ricordato che entrambi tramontano con la fine della Seconda Guerra Mondiale (1939 – 1945), altro evento drammaticamente importante della contemporaneità. Ancor di più però lo è l’aver voluto tentate (tre volte!) di collocarli dopo di essa, in un periodo in cui la Germania era divisa da un muro e l’Italia attraversava tutt’altra fase politica, sociale ed economica.

In secondo luogo va però notata anche la relativa indifferenza con cui si avverte tale mancanza: i concorrenti reagiscono quasi divertiti ai loro errori, come se si trattasse di qualcosa di non troppo importante e quindi di sbagli tutto sommato non gravi. Nessuno sembra rendersi conto che si tratta di domande di storia, non di curiosità.

Ora, senza dubbio non posso essere autorizzato a trasformare questi tre concorrenti de «L’Eredità» nello specchio preoccupante di un Paese senza cultura storica. Però, riflettendo su altri episodi analoghi cui ho potuto assistere o che mi sono stati raccontati, lo sconforto resta e la domanda più pressante è: perché? Le risposte possono essere varie e molteplici.

scuola1Senza dubbio un problema del genere nasce a scuola dove molto spesso la storia è trattata in maniera nozionistica (date, eventi, personaggi, dati, etc.), contribuendo a farne una materia odiata dalla maggior parte degli studenti. Non avete idea di quante volte, anche in ambiente universitario, sia stato investito da tanti e scorretti luoghi comuni sulla storia e sul suo studio. Va detto che gli storici, per parte loro, non hanno fatto molto per rompere tali pregiudizi: nel nostro Paese infatti la figura dello storico è in effetti quella di un personaggio lontano e criptico, incapace di comunicare le proprie conoscenze in maniera accessibile, chiuso nelle università, negli archivi e nelle biblioteche, in un compiaciuto auto-esilio.

storia italia vespa

Non esattamente la migliore opera storiografica sul nostro Paese.

Vi è poi l’aspetto del largo (ab)uso pubblico che spesso e volentieri si fa della storia. Dovrebbe essere cura proprio di chi fa storia quella di inserirsi nel dibattito, ma a livello mediatico gli storici mancano. Un po’ perché gli autori dei programmi preferiscono non guardare le cose nella loro complessità, un po’ perché gli stessi storici tendono ad appesantire il discorso. In Italia il vuoto viene perciò spesso riempito da giornalisti o improbabili personaggi che, anche quando non hanno una minima infarinatura, si improvvisano storici. Basti pensare che, specie tra i non specialisti, le Storie d’Italia più lette sono spesso quelle di Montanelli e di Vespa.

la-storia-siamo-noiBisogna poi dire che, anche quando gli storici hanno tentato la strada delle divulgazione, i media e il grande pubblico non hanno voluto venirgli incontro: Rai Storia è ad oggi l’unico canale televisivo che tenta di far entrare la storia nelle case italiane, mentre buone trasmissioni televisive sono spesso relegate alla seconda serata o vengono addirittura cancellate dai palinsesti –  «La Storia Siamo Noi» è il caso più recente. Dunque anche chi è responsabile della programmazione e chi la riceve dimostra scarsa sensibilità verso l’argomento.

Se si vuole evitare che la storia scompaia dagli interessi culturali degli italiani, o peggio che venga lasciata in mano a figure poco professionali, è necessario insomma intervenire su diversi aspetti. Non posso certo dare una ricetta per migliorare l’insegnamento scolastico o per portare un po’ di storia al livello di una seria ma accessibile divulgazione, problemi tutt’altro che semplici a risolversi.

StoriaNondimeno è importante evitare – come vedo fare quasi ovunque – il limitarsi all’indignazione o a una mesta rassegnazione all’ignoranza diffusa, impegnandosi invece a sviluppare idee per arginare quanto più possibile questo processo. Sono convinto che chiunque abbia a cuore la storia possa (e debba) offrire anche il più piccolo contributo in questo senso. Anche perché per capire dove andiamo e dove vogliamo andare è indispensabile anzitutto capire da dove veniamo: un Paese senza passato è un Paese senza futuro.

doc. NEMO

@twitTagli

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27 risposte a “Quando hanno eletto Hitler? L’Eredità e l'(in)utilità della Storia

  1. Caro Doc. Nemo, io ho sempre odiato la storia per come me l’hanno insegnata al ginnasio (!). Liste di imperatori e date annesse. Al liceo il professore invece si è basato su un impianto marxista che almeno ha dato un senso (seppur di parte) agli eventi storici. Questa impostazione affligge tutte le materie scolastiche, che spesso sono ridotte a numeri, dati, sequenze da imparare a memoria (quando va bene). Ma storia e geografia dovrebbero far parte della cultura generale, senza esclusioni. Salvateci da quest’onda di ignoranza!

    • Davide, sei un’altra delle voci che andrebbero ascoltate: la storia va insegnata diversamente, è a scuola che si sviluppa l’odio e il disinteresse per la storia, bisogna saper intervenire. Io nel mio piccolo cerco di fare il possibile, ma non chiedete solo a noi di salvarvi: agite anche voi per la vostra salvaguardia di cultura generale. Leggete, cercate documentari storici in televisione (vi ho citato il canale Rai Storia, ottimo punto di partenza), guardate film storici e poi informatevi sugli eventi ricostruiti. Insomma, che l’impegno sia di tutti. Questo è l’auspicio. 🙂

    • Hai ragione, dobbiamo darci da fare, soprattutto dal momento che la scuola non la frequentiamo più, però rimane sempre il punto di partenza, e l’unico luogo dove molta gente sentirà parlare di letteratura, filosofia, scienza. Il mio invito era rivolto ai divulgatori in generale. La Storia di Roma di Montanelli, con i suoi difetti, mi è rimasta in testa più del manuale del ginnasio.

    • Eh sì, devo riconoscere che la Storia di Montanelli (per quanto opinabile) resta un lavoro piacevole alla lettura e col potere di intrigare. La sifda per gli storici che vorranno accettare la divulgazione sarà anche quella di saper “mutare linguaggio”, rendendo accessibile e accattivante un testo di storia senza romanzarlo. Lo so, è difficile, ma dobbiamo porci questo obiettivo se ci teniamo a che la storia “entri” nelle case degli italiani.

  2. Ammetto in primis che neanche io sapevo quando Mussolini avesse incontrato Pound, ma date le risposte è alquanto imbarazzante cosa hanno risposto gli stessi concorrenti…

    • Marco, onestamente nemmeno avrei saputo rispondere in maniera netta e decisa. Ma avendo quelle opzioni non avrei avuto dubbi, anche solo con la formazione liceale. Dunque sì, hai ragione, imbarazzante a dir poco…

  3. Qualche tempo fa facevano anche dei documentari di storia anche su Mediaset (“La Grande Storia”) e sulla Rai (“Correva l’anno” con Paolo Mieli conduttore). Ogni tanto la sera guardo su Youtube i vecchi episodi, ma non so se sono ancora in programmazione. Poi, vabbe’, ci sarebbero anche quelli di History Channel e di Sky, con un ottimo giornalista come Gian Micalessin. Ma probabilmente HC e Sky sono troppo Ka$ta per la ggente… 😀

    Purtroppo l’ignoranza della gente riguardo a scienza e storia sembrano andare a braccetto (e di scienza trasmissioni televisive sono ancora meno, immagina se al posto delle domande di Storia ci fossero all’Eredita’ quelle di Scienza… Non oso immaginare il massacro.)

    • Hai ragione, quando pensavo ai buoni programmi di storia relegati alla seconda serata (o mandati in onda in orari improponibili) pensavo anche a “Correva l’Anno” e “La Grande Storia”. Aggiungerei alla lista “Atlantide” e “La7doc”, ambedue su La7. Su History Channel sono invece più critico, ma sempre meglio che il canale di Focus sul digitale terrestre. 🙂

  4. Si tratterà anche di incapacità divulgativa – personalmente ne dubito poichè esiste una nutrita quantità di pubblicazioni – ma penso che le maggiori responsabilità stiano altrove. “L’analfabetismo di ritorno” non accade naturalmente ma è voluto e perseguito con un bombardamento mediatico continuo, con la proposizione di modelli che inducono all’allegra ignoranza (vedi grande fratello e in generale i reality) ma non solo, anche la grande stampa e un certo cinema fanno la loro parte. Fa più notizia l’incendio della casa del grande fratello che la carneficina che accade giornalmente in Libia e i media ignorano perchè ormai le materie prime di quel paese sono messe in sicurezza sotto la supervisione dell’occidente. Non credo che gli storici siano i responsabili di tanta ignoranza; credo invece che oltre le responsabilità personali vi siamo pesanti responsabilità di chi vuole perpetuare il proprio dominio su sempre più vaste classi subalterne.

    • Sono d’accordo solo in parte. Di certo cogli un aspetto importante parlando dell’analfabetismo di ritorno e del ruolo che hanno i principali media in tutto questo. Certamente si fa troppo poco per fare in modo che media, divulgazione e cultura vadano d’accordo.
      Quanto alla divulgazione forse non ho espresso chiaramente cosa intendo, ossia pubblicazioni/programmi televisivi/eventi/iniziative pensati per aprire la storia al grande pubblico. So bene che le pubblicazioni storiografiche sono numerose, ma si tratta di letture non accessibili ai più. Bisogna ammetterlo. Concedimi un metro di paragone: ci manca un “Piero Angela della storia”, quello intendevo quando dico che lo storico in Italia non sa farsi divulgatore.
      Grazie comunque per il tuo contributo.

    • In teoria un Piero Angela della storia c’è, anzi ne vedo almeno due o tre, ossia Gianni Minoli (per la storia contemporanea), Valerio Massimo Manfredi e, soprattutto, Alberto Angela, che alla scienza sembra preferire l’archeologia (soprattutto sembra preferire la Storia di Roma…)

    • In teoria sì, ma io mi riferivo a veri e propri storici che si fanno divulgatori. In Italia chi fa accademia spesso rifiuta il ruolo del divulgatore, ritenendolo non all’altezza della sua formazione. E infatti i personaggi che mi citi (che io sappia) non sono storici. Nel mondo anglosassone invece gli storici accettano ben volentieri quel ruolo, intuendone l’importanza e contribuendo così a fare della seria e accessibile divulgazione. La frase “un Piero Angela della Storia” era solo per rendere l’idea. 🙂

    • Assolutamente, nessuno di loro è uno storico: Minoli è un giornalista, Manfredi è uno scrittore laureato in Topologia e Alberto Angela è (stato) sì un ricercatore, ma è un paleontologo. Ma questo succede, ahimé, anche nella scienza: Piero Angela è un giornalista, non uno scienziato. E’ proprio l’Italia che è così sia nella scienza che nella storia (purtroppo…)

    • Giusto, però Piero Angela è un conduttore: Paco Lanciano, Danilo Mainardi, e tutto il team di esperti invitati durante la sua trasmissione sono invece scienziati a tutti gli effetti. La grandezza di Piero Angela risiede nel tenere insieme la divulgazione col contributo di ospiti appartenenti al mondo della scienza. Guarda, un esempio analogo per la storia l’ho riscontrato momentaneamente nel bel programma di Rai Storia “Il tempo e la storia”: il conduttore è sempre un giornalista (Bernardini) che a ogni puntata ha come ospite un professore di storia con cui affronta un tema in maniera semplice e divulgativa, ma competente. 🙂

  5. La storia andrebbe insegnata diversamente, la penso come voi. Ma prima di tutto penso che la storia andrebbe insegnata. Alle elementari e alle medie intendo. Troppi pochi maestri/professori arrivano a finire il programma in queste scuole arrivano a finire il programma: e dunque ad affrontare gli argomenti più recenti.
    Il fatto è che bisognerebbe aggiornare tutti i programmi delle scuole dell’obbligo e, sopratutto, riformulare le materie che si vanno ad insegnare. Io per esempio proporrei di dividere la materia “Storia” in due tronconi (almeno alle elementari e medie): da una parte la storia contemporanea e dall’altra la “storia precedente”. E lo so che non si può tagliare la storia con l’accetta, per l’amor di Dio. Però la scuola dell’obbligo dovrebbe servire ai bambini per prendere piena coscienza di sé e del mondo in cui vivono. E senza dedicarsi alla storia contemporanea, col cazzo (scusate il francesismo) che capisci il mondo in cui vivi.

    • Non so se ho capito bene la tua proposta, comunque in parte è già così: alle elementari si fanno preistoria e storia antica; alle medie storia medievale, moderna e contemporanea. Se invece intendi condurre parallelamente i programmi, temo sia un po’ troppo complesso. Ma su una cosa hai pienamente ragione: molto spesso neanche si raggiunge la fine del programma ministeriale, a spese il più delle volte della contemporaneità. Questo però soprattutto ai licei, almeno nella mia esperienza.

  6. We we, non mi parlate male della Storia di Roma di Indro Montanelli, che assieme ai documentari di Angela e ad alcuni videogiochi è una delle cose che mi hanno spinto ad interessarmi sul serio alla storia e a studiarla (compresi i dettagli su cui si sbaglia lui stesso, d’altronde le sue prefazioni mettono in guardia dal sapere iniziatico e dall’incontestabilità, ergo…).
    Altrimenti avrei fatto come i miei ex-compagni di scuola e me ne sarei fregato altamento fino ad arrivare al livello dei tizi che ridono se non sanno che Hitler salì alla ribalta negli anni ’30. 🙂

    E poi all’epoca venne considerato indegno dagli storiografi che non ammettevano altro che la divulgazione apologetica da torre d’avorio su monumenti perfetti; ed a me piace quando si smontano simili tromboni.

    • Mi fa piacere che Montanelli e la sua Storia di Roma conducano allo studio della storia, e nessuno contesta al buon Indro i suoi meriti. Non ho parlato male della sua opera, ho solo rilevato che sia un’opera piena di limiti in quanto scritta da un giornalista che si improvvisa storico. 😉

      Sulla ricezione del suo lavoro durante i suoi tempi potremmo aprire un immenso capitolo a parte e discutere per ore sulla deontologia professionale dello storico e sui limiti della storiografia. Ma non m’interessa in questa sede, l’unica cosa che voglio dire è che Montanelli scatenò polemiche a suo tempo e aveva la sua parte di ragione nello smontare certe ricostruzioni dei fatti storici. Ma di acqua sotto i ponti ne è passata, la storiografia si è aggiornata ed è in continuo aggiornamento. Non possiamo continuare a leggere Montanelli, ci vuole una divulgazione all’altezza dei tempi e delle nuove impostazioni della ricerca storica. 🙂

    • Non ha senso parlare dei limiti del lavoro di Indro proprio perché NON è uno storico né il suo libro è stato concepito come opera magna. Anzi, in quel caso sarebbe stato fallimentare perché doveva essere piuttosto un lavoro semplice, illustrativo, per tutti.
      È come criticare Piero Angela perché non è un ricercatore, non ha senso.

    • Invece ha senso eccome, abbi pazienza. Soprattutto nel momento in cui il suo lavoro diviene la Storia d’Italia più letta.
      Piero Angela, che io sappia, non ha mai scritto una Storia della Scienza o un’opera scientifica manualistica. Ha sempre scritto con intenti divulgativi. Indro ha scritto una Storia d’Italia invece: anche se il motivo ispiratore del lavoro di Indro non è stato storico nel senso letterale della parola, Montanelli si è inserito in un settore specifico. Al netto delle sue avvertenze, il libro non nasce come un racconto/cronaca agile degli eventi, nasce come storia di qualcosa. Questo vuol dire misurarsi con la storiografia, pertanto io mi sento nel pieno diritto di osservarne e criticarne i limiti.

    • L’opera nasce come illustrazione chiara e semplice di una cosa che fino a quel momento veniva insegnata in una maniera pesante e ampollosa (e neanche reale). Lo stesso Indro Montanelli nelle prefazioni sottolineava che dovette rileggersi gli autori originali, perché si tratta di livelli differenti. E ha riscritto i capitoli finali perché c’era altro da dire e ne era consapevole*.

      Il nome “Storia di Roma” nasce dal fatto che parla di quello, l’avesse chiamata “Tecnobubbole e Space Marines di Antani” forse sarebbe risultato simpatico ma avrebbe avuto evidenti problemi.
      Non ha mai dichiarato di voler scrivere l’enciclopedia omnia dei romani, per gli accademici esistono già i testi accademici (o meglio l’intera biblioteca degli autori antichi). Sono pippe mentali che se il nome è quello allora comporta un certo grado di dedizione ecc.

      Piero Angela di storie scientifiche ne ha scritte eccome. Per esempio, La straordinaria storia della vita, o La straordinaria storia dell’uomo. In questi casi con l’intento di divulgare la paleobiologia, la paleontologia e la paleoantropologia a chi non ne è ferrato e magari nemmeno infarinato. Forse superficialissimi (più il primo che il secondo in realtà che raggiunge un certo dettaglio) in confronto ad un tomo universitario sull’anatomia comparata del carbonifero inferiore o di biochimica dei microrganismi, ma diecimila volte più efficaci e consoni per il pubblico medio: quello che non conosce quelle cose e se inizi a parlargli di profondità dei contenuti sbadiglia e va via.

      Non ha alcun senso criticare un’opera divulgativa per il pubblico se non ha la profondità e l’esaurienza di un’opera specialistica.
      Ha senso piuttosto se vengono dette fregnacce o comunque falsità, ed è tutto un altro discorso.

      Ironicamente, lo stesso Angela metteva in guardia dai professori che non riuscivano a divulgare: per lui era colpa loro che non sapevano catturare il pubblico.

      *: sul V secolo lessi poi un libro di un autore anglosassone che narrava, anche abbastanza bene, un sacco di cose, soprattutto sulla figura di Maioriano che nella SdR è riassunto in un paragrafo. Perché proprio quel paragrafo mi aveva incuriosito e avuta l’occasione di approfondire ci buttai uno sguardo, altrimenti me ne sarei bellamente fregato. Se Montanelli avesse fatto all’opposto sarebbe stato un fallimento. E magari avrebbe anche iniziato ad accumulare eccessive “corbellerie”, visto che ad un certo punto non basta essere storici ma bisogna spaziare anche in economia, sociologia e geopolitica.
      Invece, il pezzo conclusivo del capitolo su Nerone, mi fece riportare alla mente un libro dell’800 sull’imperatore che esordiva proprio partendo dal fatto che egli era amato dal popolo e che non avevo mai proseguito. Ma questo lo rimollai perché mi sembrava un po’ troppo cristiano nei modi e nei toni e nell’impostazione, cosa che non mi garbava.

    • Va bene, mi pare chiaro che abbiamo opinioni differenti in materia. Io non critico Montanelli in quanto incompleto e non esauriente, dico solo che la sua opera di divulgazione storica ha dei limiti e delle lacune proprio in senso storiografico. Non gliene faccio una colpa: è un giornalista, non uno storico. E si tratta comunque di un’opera datata, c’è bisogno che la divulgazione storica si faccia carico tutt’altra impostazione. Non è colpa di Montanelli, ogni opera è destinata a essere sorpassata, e io ho il diritto sacrosanto di criticare.

      Gli scritti che citi di Piero Angela hanno carattere, appunto, divulgativo e si comprende dandogli anche una scorsa veloce (a casa ne ho diversi). Lo stesso non può dirsi per Montanelli e il titolo non è questione oziosa: stiamo parlando di storia e se intitolo il mio libro “Storia di xyz” non ho scampo, devo appellarmi alla deontologia dello storico. Se, per assurdo, Montanelli avesse voluto scrivere un “Racconto della Roma antica”, “Fatti dell’antica Roma”, e via discorrendo, sarebbe andato benissimo. Dare un nome alle cose è importante, non sono semplici pippe mentali. Se i libri di Piero Angela si fossero intitolati “Biologia generale” o “Manuale di antropologia” sarebbero passibili delle medesime critiche che muovo a Montanelli.

      Dunque, io critico eccome l’opera di Montanelli non in quanto falsa, ma perché manchevole di approccio storico. Per me si può e si deve fare divulgazione in maniera storiografica, non giornalistica. E’ un problema di metodo. Sul fatto che allora l’opera di Montanelli avesse dei meriti, l’ho scritto sopra, è un argomento più vasto e complesso. Soprattutto in merito al concetto di “realtà” con cui troppo spesso ci si riempie la bocca quando di parla di storia.

    • Una cosa che mi è venuta in mente e che tu potresti contestare è che Montanelli spesso inseriva commenti suoi, alcuni come giudizi personali (es. l’aristocrazia romana il miglior esempio di classe dirigente della storia) ed altri come ipotesi su fatti (es. perché Porsenna aiutò Tarquinio o Bruto prese parte alla cospirazione). Non rispecchierebbero la neutralità che dovrebbe esserci nella storiografia di rigore, ma gli storici “storici” fecero ben di peggio, sta all’intelligenza del lettore evitare di sovradimensionare le congetture e nell’ambito della sua presentazione colloquiale ho anche apprezzato capire i perché di certi giudizi e magari concordarvi o discordarvi.

  7. Comunque un “Piero Angela della storia” sarebbe un divulgatore dedicato puntualmente e sistematicamente a fare informazione sulla storia.
    Piero Angela ha gestito una caterva di programmi televisivi, organizzato documentari speciali, approfondito tematiche interdisciplinari, invitato esperti a parlare. Quark è decennale, Super Quark è un appuntamento fisso stagionale. Libri e videocassette su tematiche che vanno dall’astronomia al corpo umano passando per il semplice dialogo si sprecavano. Ogni tanto si creavano periodici per ragazzi o mettevano su speciali di più puntate su un determinato argomento (chi si ricorda i zanzaroni agitati con lo spago della prima puntata de Il pianeta dei dinosauri?). Infine ricorreva spesso e volentieri anche ai cartoni umoristici di Bruno Bozzetto, che magari adesso ci farebbero caghé, ma che all’epoca erano molto catturanti per il pubblico comune.

    In questo senso, sì, manca un Piero Angelo della storia.

    Le sue orme un poco le sta seguendo Alberto*, anche se è più circoscritto e molto meno pervasivo. Ma forse è solo perché è calato nel frattempo l’interesse mediatico per queste cose, mentre al contempo hanno spopolato programmi fuffa tipo Voyager o Mistero. Si teletrasportasse indietro nel tempo di 30 anni probabilmente raggiungerebbe le dimensioni del padre e programmi come Ulisse o Passaggio a Nord Ovest sarebbero famosi quanto Super Quark*.

    * in realtà però l’ho sempre trovato meno immediato e più d’approfondimento, difatti anche quando Alberto faceva da inviato speciale ne Il Pianeta dei Dinosauri, L’Universo o Viaggio nel Cosmo, si notava la differente impostazione rispetto al padre, al clone del padre o ai filmini narrati da Luke Skywalker.

    • Concordo.
      Peraltro mi sono informato e ho visto che di recente è uscita col Corriere della Sera una serie di DVD di Piero e Alberto Angela dedicati alla storia. Molti sono tratti da puntate speciali dedicate ad alcuni avvenimenti specifici, con aggiunte e approfondimenti. In effetti però hanno riscosso un successo limitato, indice che la storia (anche quando è trattata in maniera accessibile) interessa in misura relativa. Bisogna anche dire che c’erano alcune lacune o comunque delle letture degli eventi un po’ datate, ma nel complesso l’iniziativa era lodevole.

      Sulla differenza tra Piero e Alberto poi penso che pesi un fatto non da poco: il padre è giornalista, il figlio è un archeologo. Non starà tutta qui la chiave di lettura sulle loro differenti impostazioni, tuttavia credo che sia già un dato non da poco. 🙂

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