Dieci inediti (o quasi) di Francesco De Gregori

Dalla-e-De-Gregori-al-Folkstudio-nei-70Premessa doverosa: nell’era di internet, il concetto di “inedito”, riferito alla musica o a qualsiasi altra arte, è molto relativizzato. Tutti i dieci brani elencati in questo articolo sono presenti su Youtube, tanto per dire, e sono fruibili da chiunque abbia accesso alla rete. Alcuni sono stati trasmessi da note emittenti.

Per “inedito” intendiamo dunque “non inserito in un disco“. Ascoltate queste dieci canzoni del Principe, e ditemi se non ne valeva la pena.

1. “De Gregori era morto”

Canzone molto rappresentativa dei tempi del Folkstudio e dello stile degregoriano di quegli anni, fatto di immagini surreali ed ermetiche. Curiosità: nella canzone si citano “La casa di Hilde” e “Per brevità chiamato artista“, rispettivamente titolo di una canzone dell’album “Alice” e titolo di un disco che sarebbe uscito quattro decenni più tardi. C’è anche Marianna di “Marianna al bivio“.

2. “Quattro frati cavalieri”

Ancora un De Gregori giovanissimo. Pezzo sicuramente non straordinario, ma interessante perché contiene vari temi, e stilemi, tipici degli anni successivi. Nella canzone si citano “quattro gatti”, tanti anni prima dei ben più famosi “Quattro cani“.

3. Miele di rose per Giorgio Lo Cascio”

Questo “talking” è dedicato all’amico, e collega al Folkstudio, Giorgio Lo Cascio. Nel testo si citano anche Paul Simon, Little Tony, Claudio Villa, Mino Reitano, Fabrizio De Andrè (oltre a Stalin). E la “Signora Aquilone“, titolo di una canzone di Theorius Campus, quello scritto e cantato a quattro mani con Antonello Venditti. Un De Gregori in buona compagnia.

4. “Al mercato dei fiori”

Capolavoro assoluto, canzone di una bellezza mostruosa. Roba che avrebbe fatto la fortuna di qualsiasi altro cantante. Ma De Gregori non ha mai pubblicato questo brano del ’74: ci penserà di li a poco Patty Pravo.

5.  “Sotto il fuoco”

Canzone discreta, che utilizza il medesimo giro della strumentale “Flirt” (La Donna Cannone).

6. “Agnese”

Ora, io non capisco nulla di musica, nel senso che non ho la minima cultura musicale. Ma credo che, tecnicamente, interpretare Ivan Graziani non sia esattamente una passeggiata. Questa versione, invece, è per bellezza al livello dell’originale. Di quante cover si può dire lo stesso?

7. “Preso un treno”

In arte contemporanea esiste il concetto di accumulazione (vedi, per esempio, Arman). In un certo senso, De Gregori lo applica alla musica (anche) in “Preso un treno“, elenco di ablativi assoluti stranianti, evocativi e poetici.

8. “The boxer”

C’erano tempi in cui Video Music regalava queste chicche. Ecco, bestemmierò: per me questa versione è più bella dell’originale.

9. “Buffalo Bill”

La collaborazione tra De Gregori e Dalla era capace di dare risultati come questo.

10. “Hiroshima”

Secondo me, insieme al “Mercato dei fiori“, questo è il più bell’inedito del Principe.

Andrea Donna

@AndreaDonna

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