Polincontri Classica: chi ha detto che gli ingegneri non hanno orecchio?

Politecnico di Torino - Muzio 1951

Si è conclusa l’altroieri (lunedì 20 maggio), in un trionfo di pubblico, la XXI edizione della manifestazione Polincontri Classica, curiosa nicchia della musica colta torinese inserita in un contesto apparentemente molto distante dall’arte: quello del Politecnico di Torino.

Certo, nell’immaginario collettivo, le sorde e grigie aule degli ingegneri non sembrerebbero proprio luogo da sollazzo per l’orecchio e per l’intelletto, ma il paradosso è uno dei sentieri su cui la musica cammina meglio da sempre (come scrive d’altronde anche il grande direttore d’orchestra Daniel Barenboim): e infatti, i concerti che si svolgono il lunedì pomeriggio nell’Aula Magna “Giovanni Agnelli” del Politecnico si dimostrano all’altezza delle altre (non poche, in verità) manifestazioni musicali del capoluogo del Piemonte.

La stagione che si è appena conclusa ha visto esibirsi numerosi grandi interpreti del panorama italiano (Saskia Giorgini, Irene Veneziano, Bruno Canino, Alessandro Milani tanto per fare qualche nome), affiancati a giovani promesse – per le quali queste manifestazioni rappresentano importanti piattaforme di lancio, e a eminenti musicologi per conferenze-audizioni dal sapore più spiccatamente intellettuale.

Anche il repertorio variegato e il prezzo contenuto degli ingressi hanno contribuito a rendere fruibile la manifestazione ad un pubblico numericamente piuttosto vasto – anche se, con amarezza, ancora lunedì ho avuto modo di constatare la drammatica carenza di giovani, nonostante la manifestazione si svolga all’interno di un’università.

Se nel corso dell’anno a farla da padrone è stato il pianoforte (per ovvi motivi la manifestazione non organizza concerti orchestrali), il concerto di chiusura è stato dedicato interamente al violino: Francesco Manara (primo violino dell’Orchestra del Teatro alla Scala) ha eseguito l’integrale delle opere per violino di Johan Sebastian Bach, le tre sonate e le tre partite, in una maratona musicale della durata di circa tre ore, con la possibilità per gli spettatori di andare e venire durante i numerosi intervalli.

Nonostante tale possibilità, almeno per due terzi della durata del concerto, l’aula magna era strapiena fino alle ultimissime file: la bravura tanto interpretativa quanto virtuosistica dell’esecutore è riuscita ad avere ragione anche della stanchezza che può facilmente impadronirsi di un ascoltatore dopo tre ore consecutive di musica barocca – preciso doverosamente che chi vi scrive non è un amante del barocco e di Bach, come la maggior parte degli studenti di pianoforte traumatizzati dal Clavicembalo ben Temperato; ciononostante ho apprezzato molto le esecuzioni, in particolare quella della seconda sonata.

Fatto interessante, l’aula magna del Politecnico, pur se priva di tutta quella serie di accorgimenti tecnici che caratterizzano le sale da concerto, è comunque dotata di una buona acustica, che permette di cogliere bene le sfumature dell’esecuzione anche dalle ultime file, e sommando la cosa ad una ampia disponibilità di impianti audio e video (siamo pur sempre al Poli), nel corso dell’anno sono stati realizzati diversi CD e DVD dei concerti.

La XXII edizione di Polincontri Classica ricomincerà ad ottobre, il programma è ancora in fase di definizione, ma sarà presentato quanto prima: la speranza è che la città, che mostra di avere talmente fame di buona musica da andarla a cercare anche nei luoghi più improbabili, contagi con tale atteggiamento anche gli studenti del Politecnico, che alle 18.00 del lunedì avranno a disposizione un’ottima scusa per alzare la testa dagli appunti.

Luca Romano

@twitTagli

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