In parole povere: cosa sono le commissioni parlamentari permanenti

senato (1)

Nella giornata di ieri deputati e senatori del Movimento 5 Stelle hanno deciso di occupare le Camere al termine delle sedute per protestare contro la mancata composizione delle commissioni parlamentari permanenti e denunciare lo stallo dei lavori parlamentari.

A cosa servono le commissioni parlamentari permanenti? E quali sono i criteri per la loro formazione? Sono queste le domande alle quali cercheremo di rispondere nelle righe che seguono.

Cominciamo con il dire che il lavoro delle commissioni è importantissimo per il corretto funzionamento della macchina istituzionale. È infatti all’interno di esse che vengono esaminati, discussi e modificati i disegni di legge. Ricevuto il ddl, la commissione lo esamina, discute articolo per articolo e vota il testo che poi verrà discusso e votato dalla Camera e dal Senato (entrambe le camere si avvalgono di commissioni con competenze quasi del tutto speculari fra esse).

grillini occupanoOltre alla commissione in sede referente appena descritta vi è anche la commissione in sede legislativa, “ereditata” dalla Camera dei fasci e delle corporazioni dei tempi del regime fascista e oggi scarsamente utilizzata (in essa viene escluso del tutto un intervento dell’Assemblea e l’iter legislativo si svolge esclusivamente all’interno della commissione). Ibrido è invece il procedimento in sede redigente dove la commissione opera articolo per articolo e l’Assemblea soltanto per votazione finale. Può capitare che un disegno di legge assegnato ad una commissione contempli materie che riguardano anche altre commissioni. Soccorre, in questo caso, la commissione in sede consultiva chiamata a dare un parere sulle materie di competenza.

La composizione di questi organi, secondo il dettato della nostra Costituzione (art. 72, comma 3), deve rispecchiare la proporzione dei gruppi parlamentari. Fin qui non ci sarebbero motivi, pure in assenza di un governo sostenuto da fiducia parlamentare, per comporre le commissioni. Il problema sorge tuttavia per la figura del presidente, normalmente selezionato tra gli esponenti della maggioranza. Va da sé che mancando una maggioranza risulta difficile comporre le commissioni ma soprattutto sceglierne i presidenti.

Sul punto i costituzionalisti si dividono tra chi sostiene che sia possibile comunque formare le commissioni e chi invece è convinto del contrario. Questione interpretativa di non facile soluzione perché la nostra Costituzione non disciplina compiutamente la composizione delle commissioni e ovviamente non contempla un caso di assenza di governo.

Ora forse se ne saranno resi conto anche i grillini che ieri sono rimasti in Parlamento fino a mezzanotte proprio per leggere la Costituzione.

Alessandro Porro

@alexxporro

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13 risposte a “In parole povere: cosa sono le commissioni parlamentari permanenti

  1. A me sa tanto che sono gli altri che devono leggere la costituzione. Hai parlato di Presidente normalmente della maggioranza… Che non vuol dire che per legge deve esserlo… Nel regolamento non c’è scritto nulla di tutto cio. In questo momento non c’è tempo x il “normalmente”. Un articolo fazioso non obiettivo. Buonasera

    • Innanzitutto questo non è un quotidiano ma un blog di opinioni come peraltro esplicitato sotto la testata. L’articolo non è obiettivo? Dispiace molto, non l’ho scritto con la pretesa che piacesse ai circa 40 milioni di italiani che usano internet. Ti resta sempre la possibilità di fornire, nel limite di toni civili, la tua idea che saremo ben felici di pubblicare (lo spirito con cui nasce questo blog è proprio questo).

      Tutto ciò premesso la Costituzione è vaga sul punto anche perchè la Costituzione disciplina pur sempre il Parlamento e gli organi costituzionali in presenza di un governo.
      E’ una prassi consolidata quella di scegliere il presidente tra le fila della maggioranza. Il punto non è questo, il punto è la composizione delle commissioni perché esse devono rispecchiare in misura proporzionale maggioranza e opposizione. Non sapendo ancora da chi saranno composte maggioranza ed opposizione si rischia solo di dare origine ad un pastrocchio difficile da rimediare dopo (una volta trovata la maggioranza cosa si fa? Si rifanno da zero le commissioni? I ddl eventualmente esaminati dalle commissioni nominate nel frattempo devono essere riesaminati da quelle nuove? Con ovvia appendice di ritardo ulteriore nell’iter legislativo).
      E’ comprensibile che tutti abbiano l’urgenza di uscire da questo pantano il più in fretta possibile ma questo non può avvenire mettendo da parte la democrazia.

      Questa è la mia opinione. Chi ne ha un’altra è libero di esprimerla. Anche e soprattutto su questo blog.

      A.P.

  2. Ma per favore!! La prassi consolidata si utilizza quando ci sono esperienze ricorrenti, usuali e già manifestate in precedenza. Non è questo il caso.
    Se, per ipotesi, si costituisse un governo sostenuto da una minoranza, con l’astensione del partito politico “alfa”, secondo il tuo ragionamento, e la tua “prassi consolidata”, il partito “alfa” nelle commissioni sarebbe dalla parte della maggioranza o dell’opposizione? Come verrebbe conteggiato per le presidenze?

    Nella costituzione non c’è traccia della parola “maggioranza” e “opposizione”, quindi prima di consigliarne la lettura agli altri dagli una ripassata anche tu.
    Questa situazione, caro Porro, è una pericolosa sospensione dei diritti democratici per chi ha eletto i propri parlamentari, di qualunque bandiera politica siano, a cui non viene concessa la possibilità di promuovere l’azione legislativa competente.

    • Caro Marconi, le presidenze delle commissioni vengono assegnate in modo da garantire un equilibrio tra maggioranza e opposizione (come devono essere composte le commissioni lo dice la Costituzione). Poniamo caso che oggi si costituiscano le commissioni con le relative presidenze, caro Marconi, e poniamo anche caso che fra una settimana o poco più si trovi la maggioranza in grado di sostenere un governo, che cosa succederebbe se poi quella maggioranza non avesse la maggioranza delle presidenze nelle commissioni che, solitamente, vengono attribuite alla maggioranza (questa è prassi ed è anche consolidata) o se per caso la presidenza di comitati come quello di vigilanza sulla Rai o il Copasir non finissero (come invece vuole in questo caso la legge, non la prassi) all’opposizione?
      Qualora non mi fossi spiegato bene faccio un esempio. Poniamo anche caso che oggi si costituiscano le commissioni e gli altri organi parlamentari. La presidenza del Copasir viene magari affidata al Pdl o a Scelta Civica (partiti che non hanno la maggioranza alla Camera per esempio). Dopo una settimana o due si trova l’accordo per sostenere un governo, ipotizziamo che a sostenerlo ci siano Pd, Pdl e Scelta Civica con M5S all’opposizione. Il M5S a quel punto avrebbe tutto il diritto di inalberarsi perché la presidenza del Copasir è andata alla maggioranza. Lo stesso valga per gli altri comitati e commissioni. Se i componenti delle commissioni possono essere sostituiti (ad esempio se assumono incarichi di governo) per i presidenti il discorso è diverso perché sposta equilibri delicati (molto più delicati in questo frangente). Questa secondo Lei è democrazia, caro Marconi?
      Faccio inoltre presente che se gli italiani non sono in grado di esprimere una maggioranza politica alle urne (complice anche una legge elettorale mostruosa) la democrazia è già di per sè sospesa.
      Posto che alle urne non si può tornare (non lo vuole nemmeno il M5S perché costerebbe allo stato 393 milioni di euro), posto che Napolitano non può sciogliere le Camere essendo nel semestre bianco e posto che bisogna scegliere un presidente della Repubblica con questo Parlamento, le soluzioni sono queste. Tanto più che la decisione di non comporre le commissioni è stata presa in sede di conferenza dei capigruppo (che non è un organo golpista nè di regime) cui partecipano anche i capigruppo del M5S.
      Se per Lei, caro Marconi, questa non è democrazia non so che cosa dirle se non che paesi democratici in giro per il mondo ce ne sono tanti, nessuno la costringe a vivere in questa odiosa dittatura. Se, secondo il Suo autorevole giudizio, io ho scritto cazzate o Lei è un costituzionalista, un docente di diritto pubblico o costituzionale saremmo onorati di ospitare un Suo intervento, un articolo, una tesi di dottorato sull’argomento. Il blog è aperto a tutti.

  3. “Rispecchiare le proporzioni dei GRUPPI PARLAMENTARI”, non di ” maggioranza ed opposizione. Direi che non è difficile da comprendere…e da fare ancor meno, visto che è matematica.

  4. La prassi non prescrive un bel niente, anzi…
    La rispondenza delle commissioni ai gruppi parlamentari è una semplice questione matematica; le presidenze potrebbero essere divise seguendo lo stesso criterio matematico di rappresentatività.
    .
    La verità è che il PD e il PDL non vogliono costituirle per poter incolpare il M5S dello stallo e ottenerne vantaggi elettorali

  5. Caro Porro, Le rispondo subito:
    1) cambierebbero le Presidenze. Non è mica la prima volta che cambia in corsa la maggioranza di governo. Non c’è NULLA che impedisce il cambio della Presidenza di Commissione, se Leio non è d’accordo mi segnali dove è espressamente scritto, sulla costituzione o altra fonte di diritto, tale divieto.
    2) concordo con sull’orribile legge lelettorale, ma se non è stata cambiata significa che stava bene a tutti i partiti presenti nella precedente legislatura.
    3) Lei non ha risposto al mio quesito. Nel caso di un governo di minoranza il partito che si assenta dall’aula per consentire la fiducia come lo considera: di maggioranza o minoranza?
    4) non ho capito cosa Le dia la sicurezza di asserire che io vivo ancora in Italia e, comunque, il luogo dove io e Lei viviamo non è oggetto di discussione in questo post.
    5) non ci vuole un costituzionalista o un docente di diritto pubblico per confutare quello che Lei scrivi, caro Porro, basta saper leggere e scrivere.
    Comunque, se Le è di conforto, posso confidarLe che ho sostenuto 5 esami di diritto, di cui 2 di diritto pubblico e 1 di diritto costituzionale.
    La ringrazio dello spazio che mi ha offerto per un articolo, una tesi o altra pubblicazione ma non ritengo opportuno e utile scrivere sul Suo blog.
    Cordialmente.
    P.M.

    • Vado per ordine così non dimentico nulla:

      1) Non c’è alcun divieto che impedisca di cambiare i presidenti in corsa ma posso intuire che in una situazione così delicata, con un ipotetico governo di larghe intese che nasce già traballante eventuali cambi in corsa risulterebbero come uno scossone (attenzione, questa è una sensazione, non un dogma)
      2) Vero.
      3) “il partito che si assenta dall’aula per consentire la fiducia”??? Il partito che si assenta dall’aula non partecipa alla votazione, se poi il numero legale (metà più uno degli appartenenti all’aula) viene a cadere per effetto di quella defezione allora non ci sarà la fiducia, se invece nonostante la defezione il numero legale c’è allora bisognerà vedere come voteranno quelli rimasti nell’aula. Chi si astiene non vota la fiducia (che deve essere votata per appello nominale su mozione motivata proprio per dimostrare che il determinato gruppo appoggia o meno le linee programmatiche del governo) ma viene comunque computato nel numero legale. Chi vota no finisce all’opposizione come accadde alla Lega in occasione della fiducia al governo Monti.
      4), 5), e righe seguenti: Provocazioni, non rispondo.

      Cordialmente
      A.P.

  6. La verità, e presto tutti i saggi e costituzionalisti lo dovranno ammettere, è che la costituzione italiana è vecchia e obsoleta, figuriamoci, tutto cambia in una velocità pazzesca, noi italiani abbiamo la pretesa che la nostra carta costituzionale sia eterna ?? È da riscrivere, e la soluzione immediata per uscire dal pasticcio è il presidenzialismo, il nostro sistema è obsoleto e spesso s’inciampa….

  7. La formazione delle Commissioni Parlamentari, in 9 casi su 17 legislature, ha preceduto la fiducia al governo. Per citare i casi più significativi nel 1992 di 15 giorni prima, 1979 con 25 giorni di anticipo; nel 1976, 9 giorni prima; nel 1953 addirittura 30 giorni prima.
    Come vede, Caro Porro, non c’è la necessità di essere un fine costituzionalista per dimostrarLe che ha torto, basta avere un buon libro di storia e, come dicevo nel post precedente, saper leggere.
    Cordialmente.
    P.M.

    • O forse basta avere un giorno di tempo per spulciarsi Wikipedia o fare una ricerca su Google e tornare a ostentare superiorità, comportamento piuttosto comune. Mi dica dove tiene i corsi di alfabetizzazione che mi iscrivo subito. Non vedo l’ora di imparare a leggere bene come lei e poter dire di essere stato allievo di cotanto professore. I casi da lei citati sono tutti, più o meno (nel 1976 come oggi non c’era una maggioranza definita ma c’erano due partiti, Dc e Pci con percentuali molto vicine e gli altri tutti molto distanti) diversi da quello attuale.
      Io magari dovrò imparare a leggere, lei invece dovrebbe imparare ad argomentare in un contesto pubblico con meno spocchia e sussiego. Probabilmente la rete è l’unico luogo dove può esprimersi o dove trova qualcuno disposto a rispondere alle sue pontificazioni. Se si sente realizzato nel sentirsi dire che ha ragione io posso anche dirglielo, grazie al cielo nella vita ho altro da fare che stare a dare lezioni o ad autocollocarmi su un piedistallo come lei. E a differenza sua mi hanno insegnato a riconoscere quando sbaglio.

      Saluti e stia bene

      A.P.

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