La contesa delle Falkland, tra storia, cronaca e referendum recenti

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Per molti fu l’ultima guerra coloniale, per altri un inutile bagno di sangue, per altri ancora fu solo una tentativo di propaganda da parte di una tra le più sanguinose dittature di sempre, quella dei generali argentini. Eppure la Guerra delle Falkland del 1982 non ha risolto assolutamente niente: siamo esattamente al punto di partenza. L’Argentina rivendica quei due isolotti (che lei chiama Malvinas), retaggio di una colonizzazione – quella della corona britannica – che portò la regina ad avere un impero sul quale il sole non tramontava mai.

Le isole Falkland (o, per i più argentinofili, Malvinas) furono probabilmente scoperte dal portoghese Pedro Reynel, che le avvistò dalla sua nave nel 1522. Le isole erano completamente disabitate, e lo rimasero fino al 1764 quando Louis-Antoine de Bougainville, un francese, arrivò sulle isole con vari coloni, provenienti per lo più da Saint-Malo (Bretagna): da qui il nome Malvinas. L’anno seguente, ignorando che altri coloni si erano già stabiliti in loco, John Byron (britannico) si stabilì nell’arcipelago, chiamando quelle isole Saunders Island e imponendo sulle isole la sovranità britannica.

Nel 1767 la parte francese passò sotto dominazione spagnola e Fort Saint Louis  (fondata dagli  Acadiani, un gruppo francofono del Canada) cambiò nome in Puerto Soledad. Tra il 1769 e il 1770 inglesi e spagnoli scoprirono la loro “reciproca esistenza” sulle isole, rivendicando entrambi il dominio. Ma quella volta furono gli inglesi a dover fare le valigie e a lasciare la piena sovranità alla Spagna.

Falkland_islands_250mNel 1810 l’Argentina divenne indipendente, ma non reclamò subito la sovranità su quelle isole.  Nel mentre, le isole più a sud (le Isole della Georgia del Sud e le Sandwich) furono occupate dagli inglesi: attualmente qui vivono 30 persone. Nel 1811 le isole tornarono ad essere disabitate, dopo che anche l’ultimo insediamento spagnolo aveva levato le tende; ma nel 1825 su quelle isole arrivarono i coloni argentini, con l’esercito argentino che completò l’opera pochi anni dopo occupando militarmente il territorio.

Questo fece scattare qualcosa nei britannici, che a distanza di pochi mesi tornarono per cacciare l’esercito argentino. I sudditi di Sua Maestà portarono anche nuovi coloni (per la maggior parte Scozzesi delle Highland) ed invitarono i coloni argentini arrivati precedentemente a restare: la maggioranza lo fece. Dal 1833 le Isole furono definitivamente britanniche, e nello stesso anno furono visitate da Charles Darwin.

Il ritorno dell'esercito dopo la riconquista delle Falklands

Il ritorno dell’esercito dopo la riconquista delle Falklands

Ma ora passiamo alla storia recente: l’Argentina tra gli anni ’70 e ’80 visse anni turbolenti, con omicidi per le strade a cui si aggiunse la shockante pratica dei desaparecidos, ossia persone scomparse e mai più ritrovate (si seppe molto dopo quale fu la loro fine: rapiti, seviziati e gettati nell’Atlantico con i cosiddetti “Voli della morte”).  Una giunta militare era salita al comando della nazione, dando un forte accento nazionalistico e rischiando la guerra con il Cile.

MargaretThatcherVidela prima, Viola poi e alla fine Galtieri furono i personaggi che insanguinarono l’Argentina, attuando un colpo di stato ai danni di Evita Peron. Proprio Leopoldo Galtieri fu il più crudele: nel 1982 furono represse nel sangue 5 manifestazioni nel giro di un mese. Per aumentare la sua popolarità Galtieri inviò l’esercito argentino ad invadere le Falkland: era il il 2 aprile 1982. I sudamericani vinsero facilmente la resistenza degli appena 50 marines a guardia delle isole, e tutto sembrava finito lì: l’Argentina non si aspettava una reazione del Regno Unito, e sperava con questa mossa di portare la Gran Bretagna al tavolo dei negoziati. Ma avevano fatto i conti senza l’oste. E l’oste si chiamava Margaret Thatcher.

L’Argentina aveva 14,000 soldati nelle isole, malnutriti e non abituati al freddo  (per la maggior parte provenivano dal Nord dell’Argentina), 38 navi e 216 aerei (molti dei quali, però, obsoleti). La Gran Bretagna mandò 111 navi con 29,000 uomini (tra cui i reparti speciali della Marina e i terribili Gurka nepalesi) per riprendere quelle isole. Arrivarono appena 17 giorni dopo lo sbarco dei soldati argentini sull’isola: dopo 72 giorni dall’inizio della guerra, la Union Jack sventolava di nuovo a Port Stanley (la capitale) e il God save the Queen risuonava per le strade. Questo contribuì anche alla caduta del regime di Galtieri e al ritorno della democrazia in Argentina.

Ora le Falkland sono tornate al centro dell’attenzione. Giacimenti di petrolio e di gas naturale sono stati scoperti recentemente a largo delle isole, in territorio ancora britannico. E quel petrolio fa gola all’Argentina, che vuole continuare a crescere e a risollevarsi dopo la grave crisi economica del 2001. Ma le Falkland adesso non ospitano più solo una sparuta rappresentanza di soldati: oggi nelle Falkland sorge una base strategica della NATO con almeno 3.000 soldati.

La pasionaria Cristina Fernandez de Kirchner negli ultimi anni ha rivendicato con forza la sovranità argentina sulle isole perché parte del subcontinente Sudamericano, posizione che era sostenuta anche dal fu presidente venezuelano Chavez; per tutta risposta il presidente britannico David Cameron ha indetto un referendum che il 10 marzo 2013 ha dato un risultato bulgaro: il 99.8 % degli abitanti delle Falkland vogliono restare sotto la sovranità britannica; solo 3 voti a favore dell’indipendenza e, dopo il risultato, per Port Stanley è esplosa la festa degli abitanti, ognuno dei quali portava la bandiera britannica.

David Cameron

David Cameron

Il referendum è stato disconosciuto dall’Argentina, che continua a rivendicare (inutilmente) le isole. La Kirchner ha denunciato come “trucco” l’aver fatto votare la popolazione impiantata; il Senato argentino, poi, approverà nei prossimi giorni una mozione per disconoscere l’esito del voto e per riaffermare la sovranità argentina sulle isole. David Cameron dopo questo risultato ha dichiarato: “Le Isole Falkland potranno essere lontane migliaia di miglia, ma loro sono e saranno Britanniche fino a quando lo vorranno. Le persone devono sapere che saremo sempre lì a difenderle”. Visti i precedenti, c’è da credergli.

Alessandro Sabatino

@twitTagli

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