Cronache di Nemesi – Prologo

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Anno 496.000 dalla nascita della grande Thule.

Sia dannato il generale e la città dove è nato” sbraitò il comandante Nadir.

Non ne poteva più di quel paesaggio: solo stelle, luci lontane all’orizzonte. La nave spaziale era in viaggio da diversi anni* in giro per il quinto braccio della Galassia, in cerca di risorse naturali. La sua navicella, una tra le più veloci mai costruite a Thule, poteva spingersi a oltre 1/5 della velocità della luce. Gli scienziati, capeggiati dal nuovo Proconsole, erano riusciti nell’intento di migliorare la precedente versione, che però rimaneva standard sulle altre imbarcazioni. Solo a pochi piloti era stato dato l’onore di usare le nuove. Uno di questi era Nadir, eroe della guerra dei cinque anni, l’uomo che da solo aveva distrutto 25 navi nemiche nella battaglia. Una leggenda vivente. E ora, che era tornata la pace su Thule, era stato destinato al ruolo di cercatore.

Bella riconoscenza delle scatole. Dovevano darmi un posto nel Senato, farmi entrare nel consiglio dei Saggi. Politicanti. Quando gli servivano i combattenti, mi hanno chiamato di fretta in furia, adesso che hanno sconfitto il nemico…non fece in tempo a finire la frase.

Comandante, tutto bene?” disse una voce femminile che aprì la cabina. Era Jamila, una giovanissima capitano di corvetta, che era stata affidata a questa missione.

Sì tutto bene, grazie” disse agitando la mano “Gli altri cosa stanno facendo?”.

Intende l’ufficiale medico e l’ingegnere di bordo? Stanno dormendo”.

Ok. Ottimo. Ti prego dammi del tu, mi fai sentire vecchio più che mai. Sul radar niente di sospetto?” disse Nadir voltandosi. Trovandosi a tu per tu con gli occhi neri di Jamila, rimase per un attimo a guardarli. Donne, non ne vedeva da almeno un anno. Sembrava che dopo la guerra tutti si fossero dimenticati di lui.

Jamila arrossì. “No, niente di sospetto, Nadir” disse la ragazza accennando un sorriso

Così va molto meglio” disse sorridendo. Uno scossone sconvolse la nave in quell’istante. Jamila e il comandante si trovarono a terra, uno sopra l’altro a causa dello scossone. Nadir sotto vedeva gli occhi azzurri della ragazza brillare nel buio della navicella. L’allarme riportò entrambi alla realtà.

scoperta-una-fascia-di-asteroidi-intorno-alla-L-XVkIcLChe diavolo è successo?” si chiese il comandante guardandosi intorno. L’illuminazione era saltata e il computer di bordo continuava a dare problemi. Anche gli altri due dell’equipaggio si destarono dal sonno e corsero in cabina di pilotaggio. “Sembra sia stato un asteroide a colpirci” guardando il monitor del computer. “Ho attivato l’autoriparazione, speriamo che quello stronzo del Proconsole sia anche un genio come dicono i Saggi”. Pensò il comandante. Dovette aspettare molto poco per scoprire che la navetta era di nuovo funzionante. Dal computer erano scomparse tutte le luci rosse. “Come non detto. Sei un fottuto genio, meno male che ti ho salvato la vita nella guerra dei cinque anni” disse ancora tra sé e sé Nadir. L’asteroide che li aveva colpiti era stato inglobato dall’astronave. Era ora dentro, nella sala di decontaminazione.

Vediamo cosa diavolo ci ha colpiti. Signor ingegnere di bordo, o meglio Zenith” disse al ragazzo sorridendo “Tuo padre è proprio un genio, anche se ci ha spediti in questo dannato posto”. Zenith era il figlio del Proconsole, aveva finito con il massimo dei voti le scuole da ingegnere e ora era sul campo.

Non era un asteroide. Ma due corpi separati. Due navette spaziali.

Ma che diavolo…”.

Tecnologia aliena. Non ne ho mai vista di così” disse Zenith.  “Mi metto a studiarla”.

Il ragazzo prese coraggio e si avvicinò a quel coso. Sembrava una navetta giocattolo. Non era grande, era piccolaThule quanto una nave da trasporto singolo. Ma era strana. Sembrava vecchia, davvero vecchia. Zenith aprì lo strano oggetto e iniziò ad analizzarlo. Si chiuse in laboratorio, prendendo in consegna le due navicelle, non uscendo se non per mangiare e non parlando con nessuno. Quando ne uscì dopo tre giorni*, sembrava spiritato.

Le navicelle sono state costruite sullo stesso pianeta che si trova su questa rotta a pochi giorni da qui. La prima navicella ha 15 anni, mentre la seconda ne ha più o meno 17. Su quella più vecchia ho trovato una placca, che indica dove è stata costruita; in questa placca, che deve essere più o meno un benvenuto a chiunque la ritrovi, c’è anche la forma degli esseri che popolano questo pianeta. Sono molto simili a noi, per non dire identici e questo confermerebbe molte teorie sulla panspermia…”.

“Aspetta” disse Nadir interrompendolo “Tu mi stai dicendo che a pochi giorni da qui c’è un pianeta abitato, che ha spedito una navicella nello spazio che ci ha messo 16 anni per arrivare fino qui?”.

La loro tecnologia sembra ancora in fase poco avanzata, ma penso che in questi anni abbiano potuto migliorare la tecnologia. Usano uno strano sistema di energia, sfruttando una batteria che trasforma il calore in energia elettrica. È una roba folle”.

Beh, allora che aspettiamo? Andiamo su questo pianeta. Dove hai detto che si trova?”.

Orbita intorno ad una stella troppo debole per essere segnata sulle carte, ma dai miei calcoli, è” disse andando in cabina “proprio qui” disse indicando una stella che brillava più delle altre tra tutte.

Nadir in quei pochi giorni di viaggio avrebbe voluto parlare con Jamila, ma ogni volta che si avvicinava a lei le parole scomparivano magicamente, trasformandosi in frasi come “Ciao, come stai?”. Non riusciva a spiegarsi il perché. Era stato con tante donne. Forse erano quegli occhi, azzurri come il lago di Thule, che sembrava uno specchio che rifletteva il bianco picco del monte Erebus che dominava la capitale. Finalmente eccolo, il pianeta misterioso. Era azzurro da lontano, ma avvicinandosi si vedeva il verde della terra e delle nuvole. Era bellissimo. Sembrava Thule; forse, però era più piccolo. Atterrarono in una piccola radura. Sì, sembravano proprio i boschi di Kird, dove parte del popolo viveva a contatto con la natura, scavandosi delle case dentro le cortecce degli alberi! Quante feste e banchetti avevano fatto a Kird dopo la vittoria contro i malvagi Zhor. Presero i loro mezzi di esplorazione. Le maschere non servivano, anche qui c’era ossigeno respirabile come a Thule. Ma su quel pianeta sembrava non esserci nessuno. Si avvicinarono ad una regione dove c’erano delle strane abitazioni, costruite con cemento, ma da quella zona si alzavano delle torri di fumo. Il fuoco bruciava carcasse di case.

C’è un alta emissione di raggi energetici” disse Zenith. “Cosa diavolo è successo qui?”.

Scesero per vedere meglio. Non c’era niente, solo degli strani animali, ma nessuna forma vivente che fosse in grado di creare delle navicelle spaziali. Nulla. Solo fumo. Solo case distrutte. Arrivarono in una zona nella quale i raggi energetici erano elevatissimi. Per fortuna avevano con loro la corazza che li proteggeva. Per un grande raggio, quasi quanto la città di Sangrilah, c’era un cratere. Ma qualcosa li osservava. Qualcosa dietro una di quelle case. Era un essere simile a loro, alto poco più di Nadir, che uscì fuori.

Chi sei?” chiese Nadir, che aveva già in mano la sua arma: la puntò verso quelle carcasse di case.

L’essere uscì da dietro le pietre alzò le mani e si gettò a terra. Erano tutte annerite, e da diverse parti del corpo usciva del sangue: sì, era sangue simile al loro. Zenith si avvicinò a quell’uomo, parlando in una lingua incomprensibile agli altri tre: l’essere invece lo capiva e gli rispose. Non sembrava né vecchio né giovane, probabilmente aveva l’età di Nadir. E iniziò a raccontare al ragazzo per ore ed ore, a volte piangendo, fino a che non svenne esausto a terra.

Ci fu una guerra due anni fa in questo pianeta, tra due diverse fazioni”. Disse Zenith agli altri “Usarono della armi che distruggevano intere città e dopo la guerra pochissimi sopravvissero, continuando a combattere tra loro con delle armi, fino all’ultimo. Quel signore era un qualcosa simile ad un Saggio. E sembra che lui sia l’ultimo sopravvissuto della sua razza. Ha detto di aver cercato dappertutto, ma di non aver trovato nessuno. Non possiamo lasciarlo qui da solo”.

Portiamolo con noi. Ranja” disse alla ragazza che era l’ufficiale medico “lo portiamo con noi sulla navicella, tu lo curerai. Tra circa 100 giorni saremo a Thule, così lo porteremo dai saggi”.

Ranja annuì e i cinque salirono sulla navicella. Quando si riprese, l’essere guardò il suo pianeta  dalla cabina, lo guardò per l’ultima volta prima di andarsene verso Thule. Pianse perché lasciava tutti i suoi ricordi lì, su quel pianeta, che gli esseri simili a lui chiamavano Terra.

-continua-

Alessandro Sabatino

@twitTagli

* = a Thule un anno è equivalente a tre anni terrestri, mentre un giorno è come 7 giorni terrestri

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