Definizioni complesse/7: Comunista

Se definire l’aggettivo “fascista” è stato complicato (e ha generato una lunga e proficua discussione), è forse ancora più complicato definire l’aggettivo “comunista”. Anche stavolta cercherò di disambiguare i vari significati dati a questa parola, che possono essere a distanze siderali.

comunist party

Partiamo dal più semplice: comunista è una corrente di pensiero sviluppatasi in Europa a metà del 1800. Diversi furono gli studiosi che parteciparono alla formazione di questa scuola di pensiero, ma certo la pietra miliare è il ‘Manifesto’ di Marx ed Engels, due studiosi tedeschi. L’opera di Marx fu colossale, a partire dal testo ‘Il Capitale’, un opera in più volumi che in pochi possono dire di aver letto e compreso appieno.

È fondamentale capire che l’opera di Marx è stata concepita studiando la realtà dell’Europa centrale e anglosassone, culla della rivoluzione industriale. Marx analizza lo sviluppo della società e la sua uscita dal modo di produzione feudale che aveva lasciato il posto a quello capitalista. Marx cerca di fornire strumenti di analisi e lotta ai proletari, la classe sul cui lavoro si basa il modo di produzione capitalista, che però sfrutta il lavoratore a vantaggio esclusivo dei padroni borghesi. Compito del comunismo era quello di portare al potere le masse di lavoratori sfruttati, grazie ad una nuova coscienza di classe con cui i proletari si sarebbero resi conto di essere protagonisti e non comparse della Storia.

Marx (che diede il via ad un nuovo e più pragmatico modo di affrontare la realtà chiamato “materialismo storico”) influenzò con il suo pensiero tutto il mondo occidentale: in occidente, a vario titolo, molti movimenti politici fecero proprie le teorie marxiste.

marx engels forum, berlin

Monumento a Marx ed Engels, Berlino

E qui arriviamo al secondo livello della nostra definizione, ovvero al concetto di comunista “storico”, inteso come “nella Storia”.

Come è simpatica abitudine della sinistra mondiale, il comunismo non aveva fatto in tempo a essere “codificato” che già si erano create diverse scuole di pensiero sulla sua attuazione nella realtà. Ma, volendo semplificare al massimo, si creò subito la distinzione tra riformisti e massimalisti. I primi, pur volendo la realizzazione del socialismo, erano disposti a lavorare nella società esistente per cambiarla poco a poco. I secondi volevano la rivoluzione, anche armata, subito.

In Europa nacquero le società di mutuo soccorso prima e i sindacati poi, nonostante la dualità persistesse. Tutto cambiò nel 1917, quando, per ragioni troppo lunghe da spiegare in questa sede, la rivoluzione comunista avvenne nello stato più improbabile: la Russia. Nacque così l’Unione Sovietica, e con i soviet nacquero – purtroppo quasi da subito – gulag, purghe e repressione.

stalin propagandaA mio parere, per il regime sovietico sarebbe più opportuno usare l’aggettivo “leninista” o “stalinista”, dal nome dei due grandi (in senso quantitativo, senza giudizi di merito) leader sovietici. Ma mi rendo conto che per quasi tutti – e non a torto – il comunismo è quella roba lì, il regime che c’era in Unione Sovietica.

E non solo lì: in diversi Stati sono andate al potere forze comuniste, con (ahimè!) con risultati piuttosto simili. Da un lato, condizioni di vita migliori rispetto a come le avevano trovate; dall’altro, un immenso costo in termini di libertà personali e democrazia.

Possiamo dire, dunque, che le teorie marxiste applicate nella realtà portino inevitabilmente alla dittatura? Secondo me, no. Perché quando sono state applicate, anche se in parte, in realtà simili a quelle dove sono state concepite (e cioè in società industriali avanzate) i risultati sono stati tutt’altro che nefasti. Si pensi al Nord Europa, dove tutt’oggi le socialdemocrazie scandinave hanno un’impronta in cui è visibile l’influenza marxista.

Scandinavia

Arriviamo dunque al terzo livello della definizione, ovvero: cosa vuol dire essere comunisti in Italia? 

Il PCI in Italia nasce nel 1921 a Livorno come “costola” del PSI nato nel 1892. Neanche era nato che si spaccò: da una parte c’era chi, come il Segretario Bordiga, pensava che i comunisti non avrebbero dovuto partecipare alle elezioni ma puntare direttamente alla rivoluzione bolscevica; dall’altra c’era la  maggioranza degli altri comunisti che pensava il contrario.

Ad ogni modo, il PCI non fece tempo a nascere che neanche un anno dopo divenne illegale: con la marcia su Roma infatti il fascismo prese il potere e una delle prime cose che fece fu dare la caccia a socialisti e comunisti. Il PCI – anche grazie alla possibilità di accedere alla rete cospirativa europea facente capo a PCUS – divenne la principale compagine antifascista. Certo non fu l’unica, ma certamente fu la più efficace. Il PCI ebbe dunque un ruolo fondamentale nel coordinare e promuovere la Resistenza. Inutile fare la conta dei comunisti che hanno dato la vita per la liberazione dal nazifascismo.

Palmiro TogliattiDal 1945 in poi il PCI divenne una forza oggettivamente responsabile e democratica: diede un contributo fondamentale alla vittoria del referendum che sancì la Repubblica, partecipò alla stesura della Costituzione (ai comunisti e in particolare a Di Vittorio si deve il bellissimo art. 1 della nostra Carta) e dal 1948, sconfitti dalla Democrazia Cristiana, fecero opposizione in maniera tutto sommato responsabile.

È importante notare come sia importante distinguere la propaganda, a volte purtroppo necessaria, dagli atti concreti di azione politica. Se infatti da un lato si idealizzava la Russia, dall’altro il PCI puntava alla piena applicazione della nostra Costituzione, senza mai compiere atti anti democratici. Cito in particolare due fatti esemplari in tal senso: la fermezza con la quale il PCI bloccò ogni tentativo di sommovimento popolare in occasione dell’attentato a Togliatti e la lotta senza quartiere fatta al terrorismo negli anni di piombo. Quindi si può dire che i comunisti italiani siano mai stati comunisti in senso “sovietico”? Secondo me no.

In definitiva si può dare una definizione certa di comunista? Temo di no. Mi affido dunque alle parole di Gaber: “Qualcuno era comunista perché credeva di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri“.

Domenico Cerabona
@DomeCerabona

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37 risposte a “Definizioni complesse/7: Comunista

  1. Che il PCI non potesse definirsi “sovietico” e’ vero fino ad un certo punto, almeno fino al 1968 la linea sovietica sugli stati satelliti fu sposata in pieno dal PCI… Si puo’ parlare di una fase non piu’ allineata, di Terza Via, dopo la morte di Togliatti… Ti ricordo che nel 1956 la dirigenza del PCI, incluso l’attuale presidente della Repubblica Italiana fu a favore dell’intervento militare in Ungheria contro Irme Nagy e contro la rivolta popolare che chiese democrazia per il suo popolo… Togliatti voto’ anche per la pena di morte a Irme Nagy e Napolitano giustifico’ l’intervento sovietico. La segreteria del PCI bollo’ come fascisti e controrivoluzionari gli insorti e nostalgici di Horty. Ti ricordo che quell’intervento fu anche molto piu’ sanguinoso di quello in Cecoslovacchia, qui ci furono almeno 3,000 morti. Secondo me, proprio per la linea politica estera del PCI, si puo’ parlare di un PCI non sovietico dopo il 1968 quando ci fu un duro dissenso tra PCI e PCUS sulla questione cecoslovacca.

    • Non hai nessun bisogno di ricordarmi qui fatti, li conosco bene ma, credimi, l’importanza delle decisioni del PCI in merito alle relazioni internazionali dell’Unione Sovietica erano pari a 0.
      Quelle scelte, tragiche e di cui tutta la dirigenze si pentì, erano dettate da realismo politico più che da comunanza ideologica.
      Ripeto, credo che siano importanti gli atti concreti piuttosto che le scelte ideologiche.
      D.C.

    • Penso che su questo campo tu sei molto piu ferrato di me… Ma tieni comunque conto che comunque il PCI fino a quando ci fu Togliatti (se non per il periodo della lotta partigiana) il PCI fu completamente all’opposizione e ci fu una scissione del fronte politico di sinistra. Inoltre nel 1960 fu il PCI a promuovere forti proteste popolari che portarono alla caduta del governo Tambroni che godeva dell’appoggio dell’MSI, con forti moti di piazza nei quali ci furono morti e feriti. In quegli anni la frattura ideologica tra PSI e PCI fu netta.

  2. Convidido invece il fatto che le socialdemocrazie nordiche sono piu’ “socialiste” rispetto agli altri partiti, ma che comunque non possano in alcun caso definirsi partiti comunisti, proprio perche’ hanno attuato negli anni delle politiche fortemente assistenzialiste nei confronti della loro popolazione, ma penso che l’ideale verso il quale molti partiti socialisti o socialdemocratici si stanno ispirando o stanno virando verso sia un partito piu’ di stampo liberal socialista, seguendo il solco che ha tracciato Tony Blair

  3. Un’altra cosa che secondo me ti sei dimenticato e’ stato l’unico “esperimento” ben riuscito di comunismo (te lo dice uno che non e’ certamente comunista), che fu quello di Thomas Sankara in Burkina faso che – nonostante fu un regime militare – un socialismo dal volto umano che pur ispirandosi a Cuba ideologicamente fu nettamente piu’ “liberale” come regime e soprattutto porto’ ad un benessere del suo popolo, mostrandosi come un regime austero, che concesse maggiori diritti umani, soprattutto alle donne.

    • Ma il mio non era un tentativo di descrivere il comunismo in ogni sua forma storica, piuttosto cercavo di definire l’aggettivo comunista.
      Perché si usa spesso a sproposito.
      D.C.

    • Assolutamente, ma sto solo ribadendo che che tutti i regimi comunisti fossero brutali non e’ vero, perche’ molti si dimenticano di Sankara, che e’ stato forse l’unico tentativo di regime socialista dal volto umano. Tolto questo “rispettabile” esempio (nonostante fosse una dittatura anche quella) condivido appieno che la quasi totalita’ dei regimi che si definirono comunisti fallirono nel realizzare, secondo me, un’utopia irrealizzabile (e anche sbagliata…), anzi divennero ben peggio dei regimi che loro definivano fascisti, arrivando a toccare livelli di brutalita’ pari a quelle delle atrocita’ naziste. Quello che ribadisco – secondo me – e’ scorretto dire e’ che almeno nel periodo che va dagli anni ’50 all’inizio degli anni ’60 il PCI non avesse delle velleita’ estremiste. Io credo che, dopo la sconfitta elettorale del 1948 e la fine del Fronte Popolare, sotto la segreteria Togliatti l’ortodossia e la vicinanza a Mosca si siano rafforzate. Questo fino alla morte di Togliatti, quando con Longo e con Berlinguer una nuova classe politica porto’ il partito comunista verso una progressiva eterodossia verso Mosca e verso un progressivo avvicinamento a degli ideali che potremmo definire socialisti (mentre nello stesso periodo il Partito Socialista fece invece uno spostamento piu’ radicale verso destra), ma e’ solo con Longo e Berlinguer che nel PCI le cose cambiarono attraverso una destalinizzazione del partito e una critica verso Mosca, che porta al distacco dall’utopismo dell’URSS, ovvero alla rottura di quel cordone ombelicale con Mosca che fino a quel momento non si era ancora rotto. La stessa cosa, forse in tono minore, in quegli anni era avvenuta a destra con la ascesa a segretario dell’MSI di Giorgio Almirante che aveva portato ad una defascistizzazione del partito. Negli anni ’60 infatti, come segno di cio’, sia MSI che PCI perdono le ali estreme, da una parte quelle legate ancora a Mosca o a Pechino, o comunque i puri e duri come Democrazia Proletaria o il Partito di Unita’ Proletaria per il Comunismo o l’area legata al Manifesto, dall’altra parte vi e’ l’uscita di Ordine Nuovo, di Terza Posizione. Allo stesso tempo, alla fine degli anni ’60 entrambi i partiti, PCI e MSI assorbono delle ali piu’ moderate come il PSIUP (il PCI) o il PNM (l’MSI)

  4. mi perdonerete se per rispondere uso una semplice citazione, ma non ho il tempo di addentrarmi nella lunghissima conversazione che sarebbe necessaria 😀
    Dunque: “Essere Comunisti vuol dire osare, pensare, volere e avere il coraggio delle proprie convinzioni.” Majakovskij

  5. A prescindere da tutto il mio discorso… Ovviamente chi e’ comunista e’ un qualcuno che segue il pensiero marxista, ovviamente questo non va a nessun merito a queste persone… Il pensiero marxista puro giustifica la violenza e la rivoluzione e questo viene giustificato in maniera storica come evoluzione necessaria. Inoltre nega ogni forma di spiritualismo e di individualismo e di religione. Nega inoltre la proprieta’ privata e ogni forma di liberalismo. Non credo vorrei mai vivere sotto uno stato che applichi alla lettera l’ideale marxista, come non vorrei mai vivere sotto uno stato che applichi in maniera “reale”, come nell’URSS, l’ideale di comunismo.
    A mio modo di vedere, l’ideale socialdemocratico, laburista e socialista sono decisamente piu’ accettabili.

    • La lotta di classe pero’ prevede anche il sovvertimento della societa’ democratica, attraverso un processo rivoluzionario (“La rivoluzione non e’ un pranzo di gala, La rivoluzione è un atto di violenza, è l’azione implacabile di una classe che abbatte il potere di un’altra classe” cit. Mao Tze Tung)

    • Il pensiero comunista si e’ evoluto dopo Marx, mi sembra riduttivo ridurre solo a Marx tutto il comunismo (come mi era sembrato riduttivo quando si parla di fascismo di parlare solo di Mussolini, negando che esistessero altri pensatori come Primo de Rivera, Peron, Evola, D’Annunzio, Degrelle o Codreanu) ci sono stati altri pensatori che hanno portato a diverse correnti di pensieri comunisti. Non a caso molti gruppi politici si rifanno al marxismo-leninismo, al maoismo, allo stalinismo o al trotzkismo o al gramscismo, in riferimento proprio al fatto che il pensiero comunista (come quello fascista del resto, che tu Dome, hai solo considerato come fisso ed immutabile) si e’ evoluto espandendo il pensiero marxista

    • Non e’ corretto dire che uno che si rifa’ all’ideale maoista non sia comunista, come ad uno che si rifa’ all’ideale leninista o a quello trozkista

    • Il comunismo e’ comunque un insieme di pensieri compositi da diversi autori. Se parliamo solo di marxismo, questa e’ una delle correnti, che ha indubbiamente influenzato tutto il pensiero comunista, come il pensiero di Mussolini ha avuto effetti sul movimento fascista, che pero’ si sia evoluto nel tempo

    • Lo so, ma appunto per questo mi sembra riduttivo. E’ come dire che chi e’ liberale si rifa’ solamente a John Locke o chi e’ conservatore si rifa’ ad Edmond Burke

    • Non li sto mettendo sullo stesso piano, sto dicendo che entrambe le definizioni dovrebbero tener conto del fatto che vi e’ stata un’evoluzione insita nel pensiero comunista e in quello fascista come in quello liberale e quello conservatore.

    • Non sto dando giudizi di tipo morale sul fascismo, ne’ sul comunismo (o meglio l’ho dato prima sul comunismo), sto solo dicendo che il pensiero comunista si e’ evoluto e considerare solo Marx come pensiero unico del comunismo non e’ corretto secondo me. Lungi da me dire che l’ideale Mussoliniano degli anni ’20 sia qualcosa di giustificabile.

    • Altra cosa che mi sono dimenticato. Nel materialismo storico (adesso non ricordo esattamente, sia Il Manifesto del Partito Comunista che il Capitale li ho letti a 16-17 anni, è passato un po’ di tempo, perché ti sembrerà strano ma c’è stato un momento della mia vita in cui ero fieramente marxista [chiedi a Umba…]) la fase successiva alla rivoluzione è comunque una fase in cui vi è una dittatura del proletariato. Questa parte è comunque antidemocratica, perché in questa fase viene soppressa parte della libertà personale dell’individuo.

  6. Spero tu abbia capito che non stavo mettendoli sullo stesso piano e paragonando come idea, sto paragonandoli come evoluzione di ideali e come tu non abbia considerato in entrambi i casi questa evoluzione.

  7. Non credo di avere sufficiente cultura storica e politica per sostenere il livello di dibattito: perciò è molto probabile che le mie opinioni siano pregiudiziale, sbagliate o tutt’e due; tuttavia, mi pare che Domenico indugi un po’ troppo sull’apologia in almeno due occasioni:
    – la minimizzazione del Socialimo Reale applicato in URSS e nell’Est Europa non mi sento di accettarla. Credo anzi che per mantenere un equilibrio politico e sociale in un sistema con quei resupposti sia fisiologica la repressione violenta. Perciò non condivido la tesi di Domenico, e mi iscrivo al gruppo di quelli che “il comunismo è quella roba lì” – con un’impotante distinguo: è quella roba lì se applicato radicalmente.
    – la minimizzazione delle responsabilità propagandistiche del PCI: se proclami una cosa del genere credendoci sei un totalitarista; se la proclami senza crederci, sei un ipocrita e un approfittatore, che non si cura minimamente del valore dell’umanità calpestata nei frangenti controversi. Sono gravi responsabilità che vanno ammesse senza distinguo.

    Per restare sui massimi sistemi: il comunismo è una filosofia politica laica ottocentesca che persegue la dittatura del proletariato atraverso gli strumenti della lotta di classe e dell’abolizione della proprietà privata.

    • Scusa se non cambio utente ma non ho voglia.

      1) non minimizzo le stragi comuniste, semplicemente le considero un fatto storico acclarato che non ha bisogno di grandi approfondimenti, non da parte mia almeno.
      2) sulle ragioni della propaganda del PCI ti rispondo domani citando Amendola.
      3) la dittatura del proletariato non era il fine ma uno strumento per la liberazione dal bisogno. Il fine ultimo del comunismo è l’uguaglianza non il potere ai proletari.

      D.C.

    • Ho capito che era uno strumento per arrivare al bene supremo, ma non puoi negare che – anche se, mettiamo caso, la società comunista fosse stata la migliore del mondo – la realizzazione di essa passava attraverso una fase di violenza e di repressione del dissenso. Già di per sé il termine “lotta” implica una contrapposizione violenta tra due e il risultato della dittatura del proletariato era l’eliminazione (magari non fisica) della componente borghese.

    • L’altra cosa che continuo a ribadire è che a me sembra riduttivo tagliare fuori dall’ideale comunista tanti pensatori come Lenin, Trotzki, Allende, Ernesto Che Guevara, Mao Tse Tung, Sartre, Nehru, Kropotkin, Bakunin, Labriola, Gramsci, Liebknecht e così via che ampliarono l’idea comunista, alcuni tirandola alle estreme conseguenze, altri propugnando altre soluzioni, ma sempre con la stessa finalità.

    • “Che sorda angoscia in quei giorni, quando la radio francese annunciava i bollettini della vittoria dell’esercito tedesco! I nomi delle città occupate dai tedeschi indicavano i progressi dell’offensiva hitleriana. Ma quando sarebbero stati fermati? ci domandavamo angosciati.
      Rilessi in quei giorni “Guerra e pace”, il grande libro che portò in quei mesi a tanti uomini un messaggio di speranza e di fiducia nella forza patriottica del popolo russo. Era la gara tra spazio e tempo. Sarebbe arrivato prima l’inverno o sarebbero giunti prima i tedeschi sotto Mosca? Venne il 7 novembre e una sera radio Londra ritrasmise il discorso di Stalin: poche parole in russo e poi la traduzione. Se Stalin aveva parlato, se aveva fatto la parata tradizionale dell’anniversario della rivoluzione d’Ottobre, Mosca sarebbe stata difesa, Mosca non poteva cadere come Parigi, a Mosca c’erano i comunisti. Ricordo che ascoltando quella voce scoppiammo a piangere dalla commozione. Molti anni dopo, nelle accese discussioni suscitate dal XX Congresso e dal rapporto di Chruscev, quante volte tornai con cuore prima che con la mente a quella sera, a quel discorso di Stalin ed a quel pianto. Le nostre “corresponsabilità” nei delitti compiuti da Stalin nascevano anche da quella esperienza, da quei sentimenti che non possono essere né dimenticati, né rinnegati.

      Giorgio Amendola in Lettere a Milano, 1973

    • Posso comprendere che la propaganda del PCI nascesse dalla Guerra Mondiale e dalla tragedia del Nazismo. Ma vorrei ricordarti che non c’era solo la Russia. Londra resistette alle bombe tedesche. Fu ferita piu’ volte, Coventry fu ridotta a un mucchio di macerie. Ma il Regno Unito e Churchill in primis non si era mai arreso.
      L’Italia non fu liberata dai Russi: fu liberata in parte dai partigiani che avevano l’appoggio logistico degli Inglesi e degli Americani e dagli Alleati stessi. Non c’erano solo i sovietici. Anzi, i sovietici in Italia ebbero un ruolo marginale, o comunque inferiore a quello di tanti inglesi e americani (francesi, marocchini, canadesi, neozelandesi…) che diedero la vita per risalire la penisola.
      Capisco il ruolo sovietico nella vittoria finale e dalla liberazione dell’Europa dal Nazismo. Ma una parte di Europa ha fatto il salto dalla padella alla brace. E quando c’era la propaganda del PCI, minimizzando le responsabilita’ sovietiche, Togliatti lo sapeva benissimo che non era cosi’.

    • Ale, davvero ti voglio bene, ma davvero credi di potermi trovare in contraddizione sulla storia comunista? Ho tante lacune e difetti ma sono cresciuto fisicamente oltre che culturalmente in una Fondazione intitolata ad un comunista, figlio di due comunisti riformisti. Credimi, non hai bisogno di ricordarmi niente 😉

      D.C.

  8. Se il comunismo è la società senza classi e senza frontiere, comunista è chi si prefigge l’instaurazione di questo tipo di societa.

  9. Dal mio punto di vista, esistono tanti luoghi comuni circa il comunismo e tante cose oggettive che non posso essere soggette a cambiamento se le concepiamo con punti di vista differenti o per educazioni differenti.
    Il comunismo, come ha ribadito l’articolo nasce fondamentalmente con Marx ed Engels, tral’altro entrambi appartenenti a famiglie con radici differenti e molto. Con Marx si ha una visione, non solo del mondo del lavoro dell’epoca, ma innanzitutto del modello di produzione vigente all’epoca e soprattuto della natura non “divina ” dell’uomo, che necessita appunto della produzione dei suoi mezzi di sussistenza. Quindi un modo diverso di pensare rispetto alla cultura hegeliana predominante all’epoca,in germania ed in europa.
    Sottolineo che anche io opto per una distinzione sostanziale tra Comunismo, nella sua eccezione generale ed ideale, ed il Leninismo, prima forma di Comunismo(per quanto ne so e per quanto ne ho studiato) applicata ad una società. Idee uguali, metodi e sviluppi diversi, quindi per me le idee sono uguali, ma gli strumenti e lo sviluppo del leninismo è ,fondamentalmente, diverso dal comunismo teorizzato da Marx. Dopo il Leninismo viene lo Stalinismo, ancora più totalitario del Leninismo, ma mentre il Leninismo non è collocabile tra i Totalitarismi , lo Stalinismo si. Con Stalin si ha, come tutti quelli che hanno studiato un pò, il “Socialismo in un solo paese”, che sottolinea la natura dittatoriale del regime di Stalin e non sto qui ad elencare i crimini perpetrati dal suo regime. Stessa cosa per la Cina di Mao. Tutti questi fenomeni “comunisti” sono nati dalle idee di Marx, ma non c’era scritto da nessuna parte che il comunismo era quello che si ha avuto dopo Marx. Questi che hanno adottato le idee di Marx, in maniera erronea dal mio punto di vista, (l’unico forse che si è avvicinato è proprio Lenin, ma anche lui ha sbagliato in molte cose), sono in tutto e per tutto Dittatori di regimi totalitari. Il PCI è altra cosa. Non si può dare del comunista ad una persona senza conoscere cosa era il Partito Comunista Italiano. In italia questo fenomeno, cioè l’uso dispregiativo del termine “comunista” al pari del termine “fascista”, nasce da una profonda cultura pregiudiziale. Ciò che penso del fascismo, l’ho già enucleato nell’altro intervento, quindi è inutile ripetermi. Il PCI nasce da una risposta sostanziale alle profonde distanze della politica nei confronti delle classi sfruttate.Sicuramente avrà commesso degli errori ma non sono assolutamente comparabili agli orrori commessi da altri in questo paese.
    Come si ricordava in alcune risposte, gran parte della dirigenza comunista, appena dopo la costituzione del partito finì in galera oppure dovette fuggire in Francia o Inghilterra perchè tutto il paese si stava fascistizzando. Numerosi furono le persone che morirono in nome della libertà, dei diritti, nel silenzio. E’ anche grazie al PCI che questo paese si liberò dalla dittatura fascista, ma ahimè dopo se ne instaurò un’altra molto meno evidente nella violenza ma molto più legale nelle connivenze con i “malaffari” di questo paese
    Non voglio dilungarmi troppo, anche se l’ho già fatto, ma il discorso da affrontare è davvero lunghissimo e non voglio diventare noioso.
    Buon proseguimento.

  10. No no no! Al tempo! La dittatura del proletariato non è il fine del comunismo ma una fase storica necessaria alla sua realizzazione! E l’abolizione della proprietà privata è SOLO quella dei mezzi di produzione!

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