Il miraggio della Terza repubblica

Qualcuno, di fronte all’ondata di inchieste e di ruberie bipartisan, si è affannato a scomodare Tangentopoli. Qualcun altro ha profetizzato la fine della Seconda Repubblica e l’avvento della Terza. Qualcun altro ancora, infine, parla di venti nuovi in politica. Siamo davvero sicuri? Personalmente, tutto questo vento di cambiamento nella politica dello Stivale non riesco ad avvertirlo.

n1552318056_112863_2617-300x196Prendiamo il passaggio, non certo indolore, tra Prima e Seconda repubblica. Nel 1992 scoppia Tangentopoli, il Pentapartito crolla sotto i colpi del pool di Mani Pulite, gli italiani perdono fiducia nelle figure politiche che fino ad allora li avevano governati e nuovi attori si affacciano sulla scena. Due su tutti, l’imprenditore prestato alla politica che annuncia la rivoluzione liberale e la Lega secessionista di Bossi.Dal particolarismo politico fatto di decine di sigle e partiti si passa gradualmente al bipolarismo. La diaspora degli ex Dc confluisce un po’ nel centrosinistra e un po’ nel centrodestra.

grilloOggi uno stato di cose anche solo lontanamente simile a quello del 1992 manca del tutto. Innanzitutto manca un’ecatombe come quella di Tangentopoli. Lusi, Belsito, Fiorito sono rondini che non fanno primavera.
L’unico attore nuovo, per il momento, è rappresentato da quel Movimento 5 Stelle che di nuovo in realtà sembra avere poco. Eterodirezione, epurazione dei dissidenti, scelte dall’alto fatte passare come scelte condivise fanno parte di un copione già visto (il Pdl non funziona per certi versi in questo modo?).

Non per essere di parte ma forse le uniche novità le sta mostrando il Pd. Primarie salutate anche dall’estero con favore, dimostrazione pratica di essere una grande forza socialdemocratica e prime basi per la costruzione di un partito di sinistra sulla falsariga della sinistra europea. A ciò si aggiungano le ormai certe primarie per i parlamentari.

Non hanno nulla di nuovo invece le prove di coalizione con l’Udc di Casini e con la sinistra massimalista di Vendola.

E non possiamo tacere del ritorno di Berlusconi, apoteosi del mancato rinnovamento in seno al maggiore partito della destra e segno ulteriore, se mai ce ne fosse stato bisogno, della subalternità della destra al Cavaliere. Rinnovamento che invece ci sarebbe stato nel caso di primarie di partito o di coalizione per scegliere il delfino del Cavaliere. Invece no, Berlusconi ha giocato ancora una volta la carta del padre padrone, ha fatto sfigurare il povero Alfano e ha messo a tacere quelle istanze di “rottamazione” o formattazione che provengono da più parti all’interno del partito, ormai sfaldato tra quelli che si sono messi in riga dietro il leader e quelli che si sono messi in riga borbottando nelle segrete stanze, affilando i coltelli per un’eventuale futura congiura.

Possiamo davvero parlare di avvento della Terza repubblica? O siamo soltanto di fronte ai tempi supplementari della Seconda?

Alessandro Porro

@alexxporro

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Una risposta a “Il miraggio della Terza repubblica

  1. Sinceramente sono d’accordo con te,però su alcuni punti mi riservo la possibilità di dire come la penso.
    Il PD ha sì mostrato la sua parte migliore,istituendo le primarie come segno di Democrazia interna ad un partito,che a mio parere è la cosa migliore da fare se si vuol mostrare un segno di svolta rispetto al passato e rispetto agli avversari,però aggiungo che le primarie di coalizione già erano state effettuate(se non sbaglio la mia prima elezione fresco 18enne) dall’Unione,quindi di base il pensiero(a parte qualche parentesi infelice) era quello democratico di selezione popolare del segretario di partito.Sicuramente con questa mossa hanno catturato la simpatia della sinistra europea.
    All’interno invece a mio avviso dovrebbero essere più compatti,a partire dal programma,non è possibile in un partito,che si propone(come sarà) il primo partito del paese avere una decina di correnti in contrasto tra di loro,fortunatamente ha vinto Bersani(non perchè sono per Bersani) altrimenti avremmo visto il disfacimento del Partito Democratico,dal momento che il segretario aveva l’appoggio della maggioranza dei parlamentari,all’alba delle primarie,interni al partito.
    Per quanto riguarda la destra,direi che l’esperienza “democratica” non ha mai toccato nemmeno i confini del partito di maggioranza,rappresentato dal PDL,da quando 20 anni fa è sceso in campo il padre-padrone Silvio Berlusconi; allora lo fece con Forza Italia,oggi lo fa con il PDL. Fino a quando la destra non si scrolla di dosso,l’immagine ,troppo invadente, del Cavaliere,non sarà facile parlare di Democrazia interna. Basti vedere il numero sempre più ampio di “dissidenti” che hanno intrapreso altre realtà partitiche.
    In definitiva io penso che non si possa ancora parlare di Terza Repubblica fino a quando,gli arbitri,i protagonisti,e le regole sono gli stessi elementi costitutivi della Seconda Repubblica; quindi opto per i tempi supplementari(ovviamente è il mio modesto parere).

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