Pillole di buon senso assente

Infrastrutture, servizi, efficienza, rapporti internazionali, bilancia commerciale, esportazioni, peso sullo scacchiere geopolitico? Sì, va bene, la caratura di una Nazione si misura soprattutto in base a queste variabili, ma ad essere decisamente più rivelatrici della grandezza di un popolo spesso sono le piccole e piccolissime cose.

A servirmi l’input su un piatto d’argento è stato il caro Umberto, compagno in questi giorni di studio matto (si fa per dire) e disperatissimo (quello sì) in una delle tante e lunghissime pause caffè.
Fuori dalla biblioteca civica di Torino c’è un comodo cestino dei rifiuti, di quelli che servirebbero per depositare la cenere e i mozziconi (che invece vengono gettati alla “viva il parroco”) e cartacce varie. E invece no, raccoglie i bicchieri di caffè. Poco male, sempre meglio che gettarli dove capita – tipo i mozziconi, per l’appunto.
Qui viene però il bello. L’apertura di cui il cestino è provvisto, sulla sua faccia anteriore, è di  pochi centimetri, utile a introdurre i rifiuti di piccolo calibro di cui sopra ma non abbastanza a far passare il diametro dei bicchieri.
Ora: un popolo civile ed evoluto (come gli italiani pretendono di essere) utilizzerebbe il pollice opponibile – di cui Madre Natura e l’evoluzione della specie ci hanno dotato – e stringerebbe tra questo e le altre dita il diametro del bicchiere, quel tanto che basta a farlo passare attraverso l’apertura.
E invece no!
Il primo esemplare della sedicente specie evoluta beve il suo caffè e lo incastra nell’apertura, lasciandolo lì, così, senza dignità. E siccome non è da solo ma può contare sull’emulazione dei suoi simili, a metà pomeriggio l’apertura non c’è più: è ostruita da tre pile parallele di bicchieri, infilati l’uno dentro l’altro. Una muraglia. Berlino, Gaza, niente di meno, fatta di bicchierini di plastica. A quel punto, anche chi cerca di dare il buon esempio deve arrendersi e depositarlo come tutti gli altri. La mancanza di buon senso finisce per essere una livella sociale.
La lista non finisce qui. Prendiamo la metropolitana, luogo in cui il sale in zucca sembra destinato a fermarsi prima dei tornelli. Nonostante ci siano su tutte (tutte!) le porte delle carrozze gli adesivi “Lasciare scendere prima di salire”, è una battaglia persa a ogni stazione.
Nel momento che precede l’apertura delle porte, quelli che stanno dentro e quelli che stanno fuori si guardano come toro e matador poco prima che il bovino entri nell’arena. E la grazia all’ingresso è esattamente quella di un vaccone adulto con tutte le sue tonnellate. Non solo, ti guardano pure male come se quello sbagliato fossi tu.
Restiamo nella metropolitana. Vi sarà capitato di sentire la voce registrata in italiano ed inglese che invita a stare sul lato destro delle scale mobili.
Non è una questione estetica. Semplicemente c’è gente che ha fretta, e pur infilando le scale mobili non ha voglia di gustarsi immobile l’amena ascesa. Quindi, a destra quelli che hanno tempo e poca voglia di farsi le scale; a sinistra quelli che hanno fretta e anche sulle scale mobili corrono.
Non c’è da scandalizzarsi, in tutto il mondo funziona così. E anzi, nel resto del mondo se ti metti sulla sinistra il primo che arriva ti riporta all’ordine senza troppi giri di parole.
A Torino, dove la metropolitana è una recente scoperta tecnologica, se decidi di prendere le scale mobili, in salita devi avere lo scatto di reni di un salmone norvegese mentre sfida la corrente e schiva i massi; in discesa devi essere Gustavo Thoeni a Innsbruck 1976.
Ecco, mentre in Francia il ministro dell’Istruzione sta portando in consiglio dei ministri la proposta di ripristinare l’insegnamento della morale laica, introdotto da Robespierre & soci, mi viene spontaneo dare un modesto suggerimento al nostro ministro Profumo: introdurre già dalle elementari dei corsi di buon senso. Ché se uno non ce l’ha quando esce di fabbrica, può sempre impararlo dopo.

Alessandro Porro

@alexxporro

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